01.06.2010 | Vino e dintorni Inserisci una news

Sfatiamo un mito: non occorre essere sommelier per bere bene

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Queste righe sono il risultato di una riflessione costretta dalle diverse mail che ricevo dove leggo domande di persone che, anche se preparate sull’argomento, intimorite dall’assaggio dell’alcolico liquido.

 

Occorre essere davvero degli esperti per bere vino? No di certo, sfatiamo per l’ultima volta, vi prego, questa idea. Queste righe sono il risultato di una riflessione costretta dalle diverse mail che ricevo dove leggo domande di persone che, anche se preparate sull’argomento, intimorite dall’assaggio dell’alcolico liquido.

Allora non pago m’immergo nei ritrovi vinosi di Ravenna e Cesena e mi limito ad ascoltare i gruppi di amici appassionati che si dilettano col calice in mano a favellare di assurdità enoiche che intimidiscono anche il più appassionato dei degustatori. «…E poi si lamentano se il mondo del vino è in crisi – mi sono trovato a pensare – vuoi vedere che il motivo del calo dei consumi è proprio la paura di degustare?». Va da sé che le motivazioni della crisi sono ben altre ma l’atteggiamento sforzato di gettare il naso nel bicchiere, di doverne per forza raccontare i profumi a chi ti sta davanti, che magari “manco gli frega”, o vedere il roteare nervoso del calice in un atto quasi ossessivo «…perché questi profumi – ascolto – non vogliono venire fuori…», fa porre una domanda. E se fossero gli esperti o sedicenti tali che creano disagio? Ho udito persone raccontare che mai frequenteranno un corso, benché appassionati, per capire il vino se poi il risultato è ridursi con la spocchia del vicino di casa. Ho visto visi irrigidirsi e sorrisi scomparire alla prima olfazione dell’amico esperto che agitava il calice come un forsennato alla ricerca di sentori perduti. Tutto questo nei locali, nelle osterie e in molti ritrovi che ho voluto visitare per capire come il pubblico si avvicina al vino. Che bello era il passato quando il vino era solo e semplicemente una bevanda conviviale, un alimento delle tavole semplici, un momento di condivisione di profumi ed esperienze. Quanti problemi in meno? Oggi si vedono litigare persone sulla bontà di un vino e mi domando se tutto questo abbia un senso. Allora le righe che seguono sono dedicate a coloro i quali il vino vogliono berlo senza subire i deliri cui delle volte ci si trova quando c’è l’amico esperto. Notate innanzi tutto come si atteggia. Prende il bicchiere con fare coreografico e comincia a rotearlo, il che, vi chiederete, a cosa servirà, visto che in mano ha un bicchiere di plastica con un po’ di vino. Lui no, il vostro amico è un vero esperto, quindi indefesso getta il naso oltre ogni dubbio e respira profondamente e alza lo sguardo al cielo alla ricerca di qualche idea. Non capisce bene, chissà, forse è il bicchiere ma prosegue e assaggia. Assorbe una piccola parte di liquido e allungando la bocca emette un piccolo suono dato dal risucchio del gesto e guarda gli astanti in trepida attesa. Schiocca la lingua sul palato, atto di cui si pente immediatamente perché un vero esperto non lo fa, e ripensa a tutti i corsi fatti, libri letti e siti spulciati per trovare la giusta argomentazione. L’oracolo di Bacco non parla. Quel vino non ne vuol sapere di concedersi «…ma non poteva darmi uno chardonnay – si nota il sentimento dallo sguardo indispettito – che almeno lì ero preparato a memoria su tutti i profumi del vitigno...»; guarda di sottecchi il barista per il trapelo di qualche informazione ma nulla e allunga il plastico calice alla ricerca di un’altra liberatoria porzione di vino. Sciacqua il palato – tipico atteggiamento dell’esperto in difficoltà – con un nuovo sorso. Niente. I presenti in apprensione attendono, nessuno ha ancora bevuto o annusato, sono intimoriti, chissà che ci sarà in ‘sto bicchiere; «ma non dovevamo fare solo un brindisi?» sbuffa una figura femminile subito tacciata di astemia. Nel frattempo l’esperto emette la sua sentenza con un semplice «non male, direi che possiamo bere». Questa piccola farsa appena letta non è fantasia ma un fatto realmente accaduto in un’osteria del cesenate, proprio vicino al tavolo dove era seduto chi scrive. 
Date retta. In questi casi limitatevi a guardare divertiti e a intingere un bel biscotto nel vino e aspettate che gli sguardi indispettiti, per la vostra mancanza di riverenza, si posino su di voi e limitatevi a rispondere con un ingenuo «…ma è solo un’albana dolce» e continuate ad inzuppare allegri il vostro frollino. Tutti vi ringrazieranno con un velato respiro di sollievo. Godetevi il vino per quello che è: lasciate le elucubrazioni a chi il vino… lo deve ancora davvero capire.

Il Blog di Fabio Magnani su l'Espresso: Gli Stappati

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Tag: vino, assaggi, enoteca, degustare, Fabio Magnani, il profumo del gusto


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