09.03.2006 | Itinerari del Gusto

Salento: il territorio e le sue vocazioni

Il Salento è un territorio che nasconde tesori inestimabili; una penisola nella penisola, incastonata nel tacco dello stivale italico, la più antica delle terre pugliesi. Di certo una terra che più tenacemente è rimasta ancorata ai ritmi ancestrali della sua civiltà; una lingua di terra che divide l’Adriatico dallo Jonio, anticamente chiamata Messapia (terra di mezzo).

Greci, Longobardi, Goti, Bizantini, Turchi e Romani. Questa terra di frontiera fu crocevia di tante culture, lingue e religioni. Così il Salento offre ai suoi visitatori lo spettacolo dei suoi tesori storici, artistici e naturali; non ci sono segreti e tutte le testimonianze di ciò che è stato in questa terra, di ciò che l'uomo ha costruito e che l'uomo produce con la passione e la dedizione di chi ama il proprio territorio è sotto gli occhi di tutti.

Il Salento offre all'uomo anche la possibilità di creare tesori che ne arricchischino il patrimonio storico e artistico: prodotti di pregio che danno lustro e visibilità. E' di oro che parliamo, oro verde come l'olio d'oliva e oro nero come il vino delle uve più tipiche di questa terra.

L’olivocoltura, le cui origini si perdono fino ai tempi dei Romani e prima ancora dei Messapi, ha trovato nel terreno arido e roccioso del Salento un perfetto tutore; gli arbusti ormai plurisecolari palesano la loro vittoria sul tempo con le loro forme ricurve e contorte, i tronchi compositi e ampi si snodano fino alle rigogliose fronde osteggiando salute.

La storica opera dei monaci “Basiliani” ha contribuito all’estensione delle terre olivate a scapito della macchia mediterranea, fino a raggiungere nel Salento il 40% della superficie agraria e forestale del mezzogiorno; così oggi in Puglia le grandi coltivazioni di olivi (oltre 50 milioni di alberi) pongono questa regione al vertice della produzione nazionale di olio (ben oltre le 200.000 tonnellate) sfiorando quasi il 10% di quella mondiale, dove l'Italia è seconda solo alla Spagna.

Nel Salento il riconoscimento Dop (Denominazione d''Origine Protetta) è stato assegnato all'olio prodotto nella zona di Lecce e del Basso Salento e prende il nome di Terra D'Otranto. Questo tipo di olio è costituito prevalentemente da due tipi di olive: Cellina di Nardò o Saracena e Ogliarola leccese o salentina.

Artigiani olivicoli di marcata professionalità realizzano prodotti eccellenti e ci regalano gioielli gustativi di grande pregio: icona fedele e massima espressione quale l’olio extravergine d’oliva salentino di qualità superiore. Parliamo delle aziende agricole: Caposella, Giorgio Conte, Vaglio Massa, Maria Rosa Merico con il notevole “Piana degli Ulivi” (ottenuto con metodo tradizionale a presse) e Franco Tamborino Frisari con la sua Dop “Corte de’ Droso”.

La viticoltura può vantare una storia altrettanto rappresentativa ed il terreno calcareo alternato a sedimenti rocciosi rende la vite particolarmente forte e ricca di elementi, culla ideale per le uve nere. Il clima temperato, il sole e lo scirocco, alito costante del Salento, conferiscono un corpo straordinario al frutto stesso.

Il recente boom del Primitivo di Manduria ormai conosciuto in tutto il mondo come Zifandel è solo la punta di iceberg produttivo ai massimi livelli. Oggi, infatti, la Puglia è la regione d'Italia con la più alta produzione vitivinicola e il Salento contribuisce notevolmente con i numerosi viticultori presenti sul territorio. Per molti anni si è puntato più alla quantità che alla qualità del prodotto, ma la Puglia non poteva non seguire la recente evoluzione enologica italiana.

Ai grandi investimenti per ammodernare le tecnologie di cantina e i reparti di imbottigliamento è seguita la valorizzazione dei molti vitigni autoctoni: negroamaro, malvasia nera, primitivo. Il Salento può vantare oggi ben 8 vini a denominazione di origine controllata (D.O.C.) quali: Alezio, Copertino, Galatina, Leverano, Matino, Nardo', Salice Salentino, Squinzano ed il mitico Primitivo di Manduria.

Ma la produzione salentina annovera centinaia di migliaia di litri di produzione propria, non scevri dal gusto e dalla raffinatezza dei ”cugini titolati”. Comunque il Salento è la regione del Negro Amaro, il vitigno più diffuso e antico dal quale si ricavano tra i migliori rossi e rosati d’Italia, tanto da essere impiegato per la ”correzione” di vini extra regionali, conosciuti anche all’estero.

L’Aleatico è un altro importante vitigno salentino dal quale si ricava un vino molto dolce, liquoroso, un vino da meditazione. Tuttavia, la propensione a privilegiare i vini da tavola sta portando ad un rapido declino dell’Aleatico, al punto che solo pochi estimatori continuano a dedicarsi a questo tipo di uve.

La Malvasia Nera, la Malvasia Bianca e le uve da Primitivo, concludono questa rapida carrellata dei vitigni salentini dai quali si ricava quello che a buon diritto può definirsi il nettare degli dei. Tra i produttori ci sono numerose cantine conosciute a livello nazionale ed internazionale, che hanno ricevuto negli anni riconoscimenti e premi per la qualità e la bontà del vino prodotto, fra cui Leone De Castris, Conti Zecca, Candido, Masseria Monaci, Antica Masseria Del Sigillo, a cui si aggiungono numerose cantine più o meno giovani, ma che si stanno facendo apprezzare nel panorama nazionale del vino di qualità.

Fra tutti vogliamo citare due vini che rappresentano il territorio del Salento enfatizzandone l’immagine di qualità e tipicità: il “Nero” di Conti Zecca ed il “Cappello di Prete” di Candido. Il "Nero" è una Igt Salento Rosso nato dal matrimonio tra Negro Amaro e Cabernet Sauvignon, pluridecorato negli anni e punta di diamante dell’enologia pugliese e nazionale.

Il colore è rosso rubino intenso aggraziato da lievi riflessi granati e all’olfatto presenta frutti a bacca rossa e spezie, con sentori di vaniglia, liquirizia e cuoio; al palato risulta morbido ed equilibrato, i tannini sono maturi in una struttura robusta dal corpo ricco e caratterizzata da una lunga persistenza.

Il Cappello di Prete è invece un Negro Amaro in purezza, frutto della tenacia e del talento della famiglia Candido che da tre generazioni rappresenta lo stile di ricerca del miglioramento continuo, una famiglia appassionata e nostalgica che tra l'altro conserva la tradizione dell'Aleatico con un prodotto di assoluto valore. Ma il Cappello di Prete è una perla nel panorama vinicolo per il suo altissimo rapporto qualità/prezzo.

Appare di un intenso colore rosso rubino, limpido e fitto; aroma ricco e variegato dominato dal sottobosco ed arricchito da note speziate fra cui distinguiamo il pepe nero e la liquirizia, una complessità fresca e seducente. In bocca è piacevole, la forza dei tannini è in perfetto equilibrio con la componente acida, regalandoci sorsate di fine tessitura che deglutite permangono e ritornano per via retronasale invitandoci a sorseggiare ancora; il fondo amarognolo tipico dell’uvaggio risente in modo straordinario della dolcezza propria di un passaggio in legno apprezzabile che conferisce ancora regalità ad un vino alla portata di tutti. Bravi.

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Riccardo Brandi
rbrandi@mail.tim.it

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