23.06.2014 | Vino e dintorni Inserisci una news

L'Agro Falerno è terra del fuoco!

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L'inquinamento dell'informazione

Il titolo è provocatorio, ovviamente, caro lettore e se ti sei imbattuto in questo articolo è perché qualcosa ha turbato la tua sensibilità come ha spesso turbato la mia, ogni volta in cui ho letto abusati ed imprecisi articoli sulla "terra dei fuochi".
Ricordo infatti, che all'alba del celebre processo "Spartacus", è andato progressivamente nascendo una tipologia di giornalismo terroristico ed approssimativo, che allo scopo di informare il pubblico sui nuovi sviluppi della maxi inchiesta di camorra, aveva diffuso la tragica notizia della criminale contaminazione ambientale di una larga fetta del territorio Campano.
Quel comunicato si è trasformato, a mano a mano, in un irreversibile l'allarme tossico della Campania, generalizzato ed indifferenziato che ha ingenerato un clima di vero e proprio terrore nella popolazione.
L'eco di questo fenomeno, ha imprudentemente fatto il giro del mondo per cui non è stato molto difficile coniare l'assioma "Campania = veleno", "se mangi in Campania muori".
L'emergenza rifiuti di qualche anno dopo, non ha affatto contribuito a migliorare la situazione, per cui i roghi di spazzatura ed i cumuli di rifiuti disseminati un po' ovunque nel territorio, hanno finito per pregiudicare il quadro della situazione, mostrando all'Italia tutta ed al mondo, quale sarebbe stato il nuovo simbolo della Campania.
Non intendo, certo, sminuire lo sciagurato danno ambientale cagionato dai nostri "grandi uomini d'onore" con il contributo compiacente di politici ed industriali del nord Italia, ecc., (a riguardo, consiglio di leggere l'illuminante Rapporto ecomafie 2003 curato da Legambiente) né posso smentire che per un periodo (soltanto un periodo) vi è stata una reale difficoltà di smaltimento di rifiuti, ma temo solo che la cattiva informazione passata e futura, possa provocare più grandi danni di quelli effettivamente provocati al mio territorio, rispetto a quelli già irrimediabilmente causati dai rifiuti tossici.
Fatta questa doverosa premessa, non è superfluo ricordare che uno dei principi a cui un buon giornalista dovrebbe ispirarsi è quello della "continenza formale" nelle modalità di diffusione dell'informazione o della notizia.
In questo senso, i fatti devono essere riportati nei loro elementi oggettivi, come appresi dalla fonte e qualsiasi artificio adoperato dal giornalista che, eccedendo lo scopo informativo, condizioni la genuinità della notizia, vìola il requisito della continenza formale.
Riflettiamo adesso, per un istante, sui questi titoli di articoli pubblicati: "Allarme mozzarella il consorzio della Bufala campana DOP scrive una lettera aperta alle istituzioni" e poi "E' panico sulla mozzarella di bufala campana" ed ancora "Vino contaminato nella terra dei fuochi".
Se ciò non fosse (come non lo è del tutto) esatto, si sarebbe fatta corretta informazione, ci si sarebbe ispirati alla sacrosanta continenza o si sarebbe accresciuta la "impareggiabile opera distruttiva" dei Clan su un territorio storicamente celebre per i suoi prodotti alimentari?
Ancora una volta, affrontiamo questo argomento oltre il bisogno, mai a sproposito. Chiarire gli eccessi della stampa non è mai operazione semplice perché non fa notizia. La smentita che giunge postuma, non solletica l'attenzione del lettore come il titolo sensazionalista sbattuto in prima istanza. Ma per chi si occupa di enogastronomia, ama le eccellenze di questo territorio, il chiarimento tranquillizza, rende felice, fa vivere meglio. Niente di più facile, quindi è l'informarsi correttamente, capire meglio. Ed allora informiamoci meglio prima di parlare!
Da un interessante articolo di Eleonora Viganò pubblicato su Il fatto Alimentare, emerge come già dal 2008, l'ente Regione segua il problema dell'inquinamento ambientale e della possibile ricaduta di sostanze tossiche negli alimenti. Già sei anni or sono, in Campania si eseguono campionamenti ed analisi su terreni, acque, materie prime. Qualora venissero rilevate irregolarità tutte le partite sarebbero eliminate e non finiranno nel ciclo produttivo.
Tutti sanno, ormai, che il particolare interesse alla contaminazione del territorio, è il frutto dei dati emersi da importanti processi di camorra, ed hanno posto sotto osservazione un numero significativo di comuni ricompresi nella provincia di Napoli e di Caserta. Già prima era stato coniato il termine "terra dei fuochi" dal Rapporto ecomafie 2003 curato da Legambiente proprio per identificare i roghi di rifiuti indifferenziati che venivano incendiati per finalità di smaltimento.
Da controlli effettuati, a seguito di un campionamento allargato che hai interessato tutto il territorio regionale, sono emerse, su 642 campioni solo 12 criticità.
Il Ministero delle Politiche agricole e forestali, in tempi recentissimi, ha curato e diretto delle indagini tecniche per la mappatura dei terreni destinati all'agricoltura in Campania il cui rapporto definitivo è datato 11 marzo 2014. L'obiettivo dell'indagine è stato quello di identificare, innanzitutto, i siti interessati da sversamenti e smaltimenti abusivi nei c.d." comuni prioritari" e verificare poi, sulla scorta di dettagliate procedure tecniche la presenza o meno di agenti contaminanti.
All'esito di questa indagine è risultato che, dei 57 comuni ritenuti a rischio, il 98% dei terreni sottoposto a mappatura non è risultato effettivamente "a rischio", mentre il vero problema riguarderebbe solo la ristrettissima porzione del 2%.
In provincia di Caserta, in particolare, i comuni interessati alla indagine ambientale sono ben 23. Mi soffermo su questi territori, in particolare, perché è qui che è stata riconosciuta la prima DOC dell'enologia mondiale, con riferimento a quel nettare d'uva che gli antichi scrittori Orazio, Virgilio, Propezio, Silio Italico, Plinio, definirono uno dei più prelibati: il Falerno del Massico.
Secondo il disciplinare di questo vino, solo le uve coltivate in terreni di 5 comuni del casertano possono essere conferite per la produzione del Falerno: Sessa Aurunca, Cellole, Mondaragone, Falciano del Massico e Carinola.
Nella relazione ministeriale, allo scopo di adottare provvedimento atti a salvaguardare il consumatore di generi alimentari prodotti è sono state previste cinque classi di rischio che vanno dalla presenza di meri rifiuti superficiali sparsi (classe 1) sino a terreni caratterizzati da abbandono di attività agricola e conseguente attività antropica sospetta (classe 5).
Dei cinque comuni interessati alla produzione del falerno del Massico solo Mondragone sarebbe stato identificato come un sito d'osservazione con classe di rischio 1.
Ciò significa che in una porzione complessiva di questo territorio di cui solo il 40% è destinato ad attività agricola e di coltivazione, sarebbero stati identificate tracce di rifiuti superficiali e sparsi, non interrati.
Al fol. 21 della relazione, il Ministero, in siti rientranti nella classe 1, trattandosi di rischio molto basso, non ritiene siano necessarie misure di salvaguardia della sicurezza della produzione agroalimentare, pur proponendosi di effettuare nel tempo, ulteriori accertamenti "non prioritari".
Credo che l'informazione, questa volta sia servita a tranquillizzarci del fatto che dopo la famosa devastazione dell'Agro Falerno compiuta da Annibale nel 217, l'uomo non è ancora riuscito a distruggere questo meraviglioso e fecondo territorio.
Se tale è la situazione, allora è stato utile informarci meglio, adesso ne possiamo parlare, magari davanti ad un buon bicchiere di Falerno del Massico.


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