12.09.2006 | Eventi

Dolcetto: un vino da scoprire!

Tra i tantissimi vini che il panorama italiano annovera, ve ne sono alcuni che per merito della fama fino ad oggi raggiunta, sono molto conosciuti ed apprezzati mentre altri non lo sono affatto. Molto spesso alcuni vini sono diventati "di moda" nel corso degli anni perché il loro nome era facile da ricordare e quindi diventava anche "fico" al ristorante dare sfoggio di cultura enologica nei confronti degli amici o della donna corteggiata, che ci sedeva al fianco.

Ricordo negli anni scorsi la fama raggiunta dal pinot grigio, dalla ribolla gialla, dal morellino di scansano, dai blasonati Barolo e Brunello, ed ultimamente dal greco di tufo, dalla falanghina, dal taurasi, dall'aglianico , dal nero d'avola ecc.

Ma se parliamo di dolcetto per la maggior parte dei consumatori il nome evoca qualcosa di dolce, addirittura qualcuno lo confonde con il brachetto, forse per via della rima, ma sarà bene per i nostri sensi che questo nome lo associamo fin da subito ad un vino fresco, fruttato, con forti cariche di colore, che nelle versioni base quasi tutte prodotte con il solo uso dell'acciaio o cemento vetrificato, sono il massimo per un consumo quotidiano, per l'alta godibilità e piacevolezza di beva, non disgiunte da un buon rapporto Q/P.

Come avrete intuito sono di ritorno dalla manifestazione Dolcetto&Dolcetto svoltasi ad Alba dal 6 al 9 di settembre us, ben coordinata dalla agenzia Wellcom, dove in tre mattinate noi 22 giornalisti presenti, di cui 6 italiani, abbiamo avuto la possibilità di degustare qualcosa come 158 dolcetti. Mi permetto di suggerire agli organizzatori, per le prossime edizioni, di dotare ogni degustatore di una unica scheda, tipo concorso enologico, cosi' da poter fare la media finale per ogni vino presentato.

Non un vero e proprio concorso enologico, ma mi chiedo perché non approfittare di un panel con una rappresentanza internazionale e qualificata cosi' ampia, per evidenziare i migliori in assoluto?

I dolcetti presentati alla degustazione erano tutti assolutamente anonimizzati, come dovrebbe sempre essere, e cosi' suddivisi per tipologia:

n. 13 dolcetto d'Acqui
n. 13 dolcetto d' Ovada
n. 50
dolcetto d ' Alba
n. 40
dolcetto di Diano d' Alba
n. 40
dolcetto di Dogliani


Ho rilevato, in linea di massima, che la tipologia di Acqui è ben profumata ed aromatica, mentre quelli di Ovada generalmente erano caratterizzati da acidità un po piu' sostenute; quelli di Alba e di Diano d'Alba con dei colori stupendi che solo a guardarli veniva l'acquolina in bocca; Dogliani nelle espressioni piu' alte qualitativamente, ha raggiunto punte veramente notevoli, avvicinandosi ai 90/100.

Comunque piu' avanti vi riporterò una tabella con i vini che hanno superato almeno la soglia degli 83-84 punti, tralasciando di proposito di elencarvi quelli che, a mio parere non c'è l'hanno fatta, in quanto sono fermamente convinto che ogni produttore meriti il massimo rispetto e considerazione per la fatica, i sacrifici e l'impegno che questo difficile mestiere comporta.

Ho trovato, specialmente la prima mattina, molti vini che purtroppo non sono stati considerati per via di difetti dovuti al sentore di feccia, ovvero per ritardata o mancata filtrazione in cantina, ed altri contaminati dal sentore "Brett" ovvero contaminati dal lievito Brettanomices, vedi a tal proposito un mio precedente articolo (un vero peccato!)

Nella foto: Roberto Gatti (a sinistra) alla manifestazione Dolcetto&Dolcetto

La manifestazione si è aperta con le relazioni dell'enologo Gianluigi Biestro, direttore del Consorzio Vignaioli Piemontesi, che ci ha fornito diversi dati sulla consistenza della produzione, ma che per motivi di spazio tralascerò, scrivendo solamente che il dolcetto di cui si producono piu' bottiglie è quello di Alba con ben 10.447.733 pezzi.

Molto interessante per gli addetti ai lavori è stata la relazione del Prof. Vincenzo Gerbi, titolare della cattedra di Viticoltura ed Enologia all' Università di Torino, il quale ha evidenziato che vinificare il dolcetto è piu' facile rispetto al nebbiolo, alla barbera ed alla difficilissima fresia, ma piu' difficile rispetto agli internazionali cabernet-sauvignon e merlot.

Sicuramente come dicevo prima, a suo sfavore gioca il nome, mentre a suo favore giocano una facilità di beva invitante, in quanto è morbido e fruttato. Come fattori a suo favore il dolcetto ha un'uva tardiva alla germogliazione e quindi si salva dalle gelate pericolose che spesso avvengono in primavera inoltrata, ma matura precocemente , e presenta dei colori intensissimi che lo rendono molto invitante alla vista.

Come punti deboli, continuava sempre il prof. Gerbi nella sua relazione, si rileva il fatto che se i vinaccioli non sono ben maturi spesso forniscono dei tannini verdi e quindi non gradevoli, ed una tendenza alla riduzione con formazione di composti solforati.

Un concetto molto importante di nuova introduzione è la cosiddetta "enologia varietale" non si parla piu' di "enologia di correzione", quindi dovranno essere sempre piu' l'enologia e la tecnica di cantina che si adattano alla varietà di uva, e non viceversa.

Le prime tracce storiche della varietà dolcetto, in Piemonte si ritrovano intorno al 1100, quindi piu' autoctono di cosi' proprio non si potrebbe, ha una buccia carica di sostanze coloranti pari a 700 mg/ x kg. di uva, che in vendemmia arriva a 1000 mg/kg. Per fare un confronto basti pensare che il nebbiolo ne contiene appena 400 mg/kg.

Le nozioni fondamentali per ottenere degli ottimi dolcetto sono che la "diversità e qualità si realizzano nel vigneto", quindi bisogna lavorare bene in vigna e vendemmiare al momento giusto, realizzando un equlibrio ottimale tra sostanze fenoliche ed acide; inoltre bisognerà vendemmiare quando si ha un ottimo livello di maturazione delle uve; un uso razionale della SO2 (inferiore a 70 mg/lt totale); ottenere una stabilizzazione della materia colorante, in quanto abbiamo abbondanza di antociani e tannini, con la tecnica della microossigenazione.

Un ultimo dato che ci da l'idea della scarsa popolarità, ed io ora sono in grado di affermare "a torto", raggiunta da questi vini è che per l'85% viene venduto nei soli Piemonte, Lombardia e Liguria, per un 10% nel resto d' Italia ed un 5% all'estero.

Le colpe di questa situazione, come al solito nessuno le vuole: i meriti hanno molti padri e madri, le colpe sono sempre orfane. A mio avviso bisogna suddividerle tra tutti gli attori della filiera: i produttori e loro rappresentanti quali Consorzi ed Associazioni varie, Enti pubblici preposti alla promozione, giornalisti ed addetti ai lavori tutti. Per molti anni abbiamo sponsorizzato vini, che già di loro erano famosi e conosciuti in patria ed all'estero, trascurando il povero dolcetto, che povero proprio non è, basta che guardiamo la tabella con i punteggi riportati.

Voglio sottolineare che, nella seconda mattinata abbiamo assaggiato qualcosa come 75 vini, per cui anche il degustatore piu' allenato e preparato ha qualche momento di difficoltà, fermo restando che da parte mia credo di avere individuato i migliori, ma pure i peggiori che erano difettati (che non vi riporto), per cui quando leggete 84/100 potrebbero benissimo arrivare a 85/86 in degustazione singola, e questi buoni prodotti sono veramente tanti.
Un'ultima annotazione che non è di secondaria importanza: i prezzi vanno da un minimo di 3 euro, con medie intorno ai 5/6 euro: consideriamo che questa tipologia risulta essere il vino quotidiano per eccellenza dei piemontesi, e se non se ne intendono loro di vino, chi altri?

Su questa pagina le mie migliori degustazioni.

Grazie cari amici lettori della vostra attenzione e come al solito: Prosit con i magnifici Dolcetto che ho "scoperto" in questa ben organizzata manifestazione piemontese.

Roberto Gatti
sommelier degustatore
Codigoro (Ferrara)
Email: [email protected]
Winetaste.it - [email protected]
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