24.10.2001 | Vino e dintorni

Importanti riconoscimenti per i vini siciliani

La Sicilia da bere entra nel Gotha con il sigillo del Gambero rosso.

Il gambero rosso in Sicilia cammina in avanti e promuove. Nove, uno in più dello scorso anno, i vini dell'isola che il Gambero ha appena insignito dei suoi tre bicchieri, voto che rappresenta il top del top e caratterizza le etichette di altissimo prestigio nella sua guida edita insieme a Slow Food, dal 10 novembre in libreria. Nove vini per sette aziende sulle 154 che imbottigliano in Sicilia, tutte accomunate da una gestione giovane e dinamica, che tra conferme e sorprese provano ancora una volta come la produzione di vino siciliano abbia voglia (e capacità) di crescere innanzitutto verso la qualità.
L'enplein lo totalizza Planeta, con tre riconoscimenti per altrettanti monovitigni: la coppia Chardonnay e Merlot, rispettivamente 2000 e '99, in vetta alla classifica già da due anni (con un altro anno di vantaggio per lo Chardonnay), e il neonato Cometa 2000, un Fiano d'Avellino al suo esordio. Ritorna anche il Litra dell'Abbazia Santa Anastasia, Cabernet Sauvignon '99 dell'azienda madonita che con questo altro frutto da vitigno alloctono, cioè non originario dell'isola, riconferma il successo degli anni '99 e 2000. Ed è proprio un Cabernet Sauvignon proveniente dal Trapanese la prima sorpresa di quest'anno: l'annata '99 del Forti terre di Sicilia prodotto dalla Cantina sociale di Trapani, unica azienda del genere premiata insieme a quella di Santadi, in Sardegna. Titolo ancora per un Cabernet, il vino d'esordio del Feudo Principi di Butera, l'avamposto siciliano di casa Zonin, che annuncia anche un Nero d'Avola per il prossimo anno. E questo vitigno che regna sovrano sui rossi dell'isola dà vita alle altre due new entry nel gotha 2002 di Slow Food: il Don Antonio '99 di Morgante, azienda dell'agrigentino, e il Noà 2000 di Cusumano, blend di Nero d'Avola, Cabernet Sauvignon e Merlot. Infine, ma solo per dovere di carta, c'è il «solito» Passito di Pantelleria di Salvatore Murana, dell'omonima azienda pantesca.
Risultato entusiasmante, com'è comprensibile, per i produttori, che hanno visto raddoppiare la presenza siciliana nella classifica del top nell'ultimo quadriennio. «È una notizia che ha stravolto l'azienda - ammette con candore Diego Cusumano, la cui azienda prova per la prima volta l'ebbrezza del "3 b" - e perfino qui a Dusseldorf, dove mi trovo, è arrivata subito. Non ci sono segreti, c'è solo grande amore e grande attenzione alla produzione. È la testimonianza della voglia di conoscere il territorio e i suoi frutti, di conoscerlo bene e sempre meglio». Anche per i Planeta è centrale la voglia di sperimentare e di migliorare man mano i risultati: «Sono riconoscimenti che danno gioia, non c'è dubbio - spiega Santi Planeta - sia se si tratta di conferme, come nel caso di Chardonnay e Merlot, sia nel caso di un vino come il Cometa, che abbiamo sperimentato proprio adesso. Abbiamo la fortuna di essere in Sicilia». «E fa piacere - sottolinea Alessio, fratello di Santi - vedere che nella lista dei tre bicchieri ci sia solo un'azienda presente con tre vini, La Spinetta. Un po' come dire Schumacher parlando di Formula uno...». Parlano con l'energia e l'entusiasmo dei giovani, quello che secondo Roberto Adragna, presidente della Cantina Sociale di Trapani, è la chiave del successo: «Io oggi ho settant'anni, ma la nostra squadra è giovane e motivata», spiega Adragna, felice del risultato che giunge dopo un Oscar del bere bene 2001, cioè un vino di rapporto qualitàprezzo particolarmente elevato. «Grande cura della vigna, una selezione attenta dei soci: ecco i nostri segreti. E poi - sottolinea Adragna con una punta di orgoglio siculo che non guasta - anche il nostro enologo è siciliano. Nicola Centonze, padre del Forti terre, è un marsalese doc».
Quello della cura della vinificazione affidata a esperti «forestieri» è infatti l'aspetto che accomuna la maggior parte delle cantine. A riprova del fatto che la Sicilia è terra di grandi uve, ma la sua storia enologica è tutta da costruire. «È proprio così - dice Antonio Morgante - perché solo oggi si sta dedicando l'attenzione giusta al dopo vendemmia. Ed è fondamentale che, senza nulla togliere ai nostri esperti, si possa contare sull'esperienza di tecnici formati in luoghi di grande tradizione vinaria. Nel nostro caso è Riccardo Cotarella». Un nome di primo piano dell'enologia italiana che insieme a Giacomo Tachis, "The Genius", si nasconde dietro al Litra dell'Abbazia di Santa Anastasia. E dietro il primo nato in casa Zonin, nei vigneti di Riesi, c'è l'enologo veneto Franco Giacosa («Un bicchiere va alla vigna, uno al terreno e il terzo a tutti coloro che hanno avuto la sensibilità di lavorare per un prodotto di qualità», dice). Firme di prestigio, ma anche soprattutto un patrimonio di altre e nuove conoscenze: se anche quest'anno sole, terra di vulcano e Moscato d'Alessandria hanno rinnovato il «miracolo» del Passito di Murana, nell'eremo felice di Pantelleria, l'intera Sicilia, per altri miracoli, si sta attrezzando.

FONTE: LA REPUBBLICA

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