09.05.2005 | Cultura e Tradizioni

Piccoli Musei Cilentani

Un territorio che custodisce straordinarie ricchezze. All’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano s’intrecciano valenze storiche, culturali, naturalistiche e ambientali. E così sono tanti e ancora poco noti i luoghi in cui si conserva e si documenta questo multiforme patrimonio. Dai musei naturalistici, in cui è studiata e catalogata la flora e la fauna del Parco, agli “antiquaria” che espongono alcuni degli innumerevoli reperti archeologici del territorio.

Dai musei che testimoniano la secolare civiltà contadina a quelli di arte sacra, fino a giungere a musei davvero curiosi e singolari come il museo del giocattolo povero e il museo letterario.

Il Museo Naturalistico degli Alburni
Una sorprendente mostra della fauna italiana ed europea. Un museo, ma anche un centro di ricerca, promotore di attività didattiche in campo naturalistico e scientifico. È il Museo Naturalistico degli Alburni di Corleto Monforte, piccolo centro nel cuore dei Monti Alburni.

È nato nel 1997 dalla raccolta privata del dottor Camillo Pignataro, direttore scientifico del museo e presidente dell’Associazione “Il Passero del Borgo Antico” che lo gestisce. Incluso nella rete dei musei minori della Regione Campania, collabora con altre importanti istituzioni come il Museo Regionale di Torino.

“Gli animali qui conservati – sottolinea Pignataro – non sono semplicemente imbalsamati, ma naturalizzati, ovvero ricomposti nella loro normale posizione di riposo”. Circa 60 specie di mammiferi esposti, ma soprattutto una rassegna pressoché completa della fauna ornitologica europea: “Abbiamo qui rappresentate – spiega Pignataro – oltre 1200 specie di uccelli europei, esemplari di specie stanziali, migratorie e accidentali, ossia quelli avvistati non più di dieci volte”.

Non mancano esemplari tipici del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano: uccelli rapaci, lupi, volpi, cinghiali e la lontra, animale simbolo del Parco. Animali esposti all’interno delle cinque sale del museo che è anche centro di raccolta di migliaia di specie di invertebrati: “Oltre 20.000 – conclude Pignataro – tra insetti (coleotteri, lepidotteri, ortotteri), aracnidi e crostacei del Mediterraneo. Inoltre è presente una ricostruzione sintetica in resina degli anfibi e dei rettili italiani”. Info: tel. 0828 964296

Le erbe e le antiche coltivazioni del Parco
Un museo, ma anche un centro studi sulla flora tipica del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. È il Museo delle Erbe di Teggiano, dove sono raccolte e classificate numerose varietà di erbe che avevano nella tradizione locale molteplici utilizzi. Le erbe nell’uso domestico, adoperate per tingere, deodorare o preparare pietanze. Le erbe per la medicina popolare, una volta usate dal contadino per curare i malanni propri e dei suoi animali. E le erbe impiegate nella magia, negli antichi filtri e fatture. Interessante è poi la sezione dedicata all’etnobotanica con la ricostruzione di una spezieria medievale in cui, oltre alle spezie, sono esposti gli attrezzi di lavoro e i recipienti dello speziale. Il museo funge anche da banca semi di molte varietà e specie di piante cerealicole e ortofrutticole presenti nelle antiche coltivazioni locali.

E la salvaguardia di queste antiche coltivazioni è alla base della creazione anche del Museo vivente della Valle delle Orchidee e delle antiche coltivazioni di Sassano, altro centro del Vallo di Diano. Qui sono inoltre catalogate le circa 70 specie di orchidee naturali presenti sul territorio locale. E al museo è associato un percorso ecomuseale lungo la cosiddetta Valle delle Orchidee per ammirare le varietà di queste piante nel loro ambiente naturale.

Due musei – sottolinea Nicola Di Novella, ideatore e direttore di entrambe le strutture museali – concepiti non come spazi contemplativi. Sono infatti laboratori di studio, ricerca e recupero di antiche coltivazioni e di varietà botaniche a rischio di estinzione”.

Info: Museo delle erbe di Teggiano tel. 0975 79600; Museo vivente della Valle delle Orchidee e delle antiche coltivazioni di Sassano tel. 0975 78809 – 72288.

La civiltà contadina
Terre di antiche tradizioni agricole, Cilento e Vallo di Diano accolgono diversi musei dedicati alla civiltà contadina. Li troviamo a Castel San Lorenzo, Teggiano, Morigerati, Vatolla, Cuccaro Vetere, Roscigno, ma i più interessanti sono forse quelli di Ortodonico e di Moio della Civitella.

All’interno di un bell’edificio settecentesco si trova il Museo della Civiltà Contadina di Ortodonico, frazione del Comune di Montecorice. Presenti attrezzi usati nella produzione del vino e nella lavorazione del fico, torchi in pietra e in legno del ‘600, ma soprattutto oggetti e ambienti legati alla “civiltà dell’olio”. “Il nostro museo – dice il direttore Giuseppe Lembo – si distingue per la presenza di strumenti adoperati nell’intero ciclo produttivo dell’olio. Non a caso partecipiamo al progetto europeo Strabon per lo studio della civiltà dell’olio nel Mediterraneo”.

Un vasto campionario di una cultura contadina perpetuatasi nei secoli è offerto anche dal Museo della Civiltà Contadina di Moio della Civitella. Una sezione domestica, una tessile, una olivicola, una cerealicola, una vinicola, una storico-religiosa. Il telaio, il fuso, l’arcolaio per tessere, la macina, un torchio in legno del ‘600 per la produzione dell’olio, aratri e altri arnesi da usare nei campi, tini, botti, torchi per il vino. Non manca la documentazione dei sistemi di pesi e misure di una volta e la presenza di oggetti strani e sofisticati come il mostimetro, per misurare il grado zuccherino delle uve e l’ebulliometro, per misurare il grado alcolico del vino. C’è poi la ricostruzione della casa del contadino: un antico letto con assi di legno, le culle in legno o ferro battuto, i curiosi antenati dei girelli moderni. E c’è tutto quanto occorreva in cucina. Dal “treppete” posto nel camino agli arnesi per la confezione del pane casereccio: madie, setacci, pale di legno.

Info: Museo della Civiltà Contadina di Ortodonico tel. 0974 824159; Museo della Civiltà Contadina di Moio della Civitella tel. 0974 66118.

Pioppi: il mare e la dieta mediterranea
Due musei d’eccezione in un suggestivo centro turistico cilentano. La località costiera di Pioppi (frazione di Pollica) ospita, all’interno del settecentesco Palazzo Vinciprova, il Museo del Mare e il Museo “Ancel Keys” sull’Alimentazione e gli stili di vita Mediterraneo-Cilentani.

Nel Museo del Mare una serie di vasche popolate dalla tipica fauna e flora acquatica riproduce diversi ambienti della costa del basso Tirreno, compresi tra una profondità di 0 e 200 metri. Tra le attrazioni del museo la vasca tattile dove le creature marine sono avvicinabili e toccabili sotto la guida di un operatore.

Il Museo “Ancel Keys” è intitolato allo scienziato americano teorizzatore della dieta mediterranea, che soggiornò a lungo a Pioppi. Attraverso filmati, testi e pannelli didattici, si illustra la storia e le ricerche dello studioso che, partendo dall’analisi delle abitudini alimentari di Pioppi e di altri centri cilentani, si rese conto dei tanti vantaggi di una dieta a base di cereali, ortaggi, frutta, pesce, olio d’oliva e povera di grassi animali. Un museo, ma anche un luogo di divulgazione della dieta mediterranea, che programma percorsi di educazione alimentare indirizzati soprattutto alle scolaresche.
Info: tel. 0974 905059 – 338 1418220


Il Museo del Giocattolo Povero
Recuperare e salvaguardare un’antica tradizione, quella del giocattolo artigianale, è il concetto alla base di un museo davvero particolare: il Museo del Giocattolo Povero di Massicelle (frazione del Comune di Montano Antilia), ospitato all’interno della scuola elementare del posto. Nasce nel 1999 da una ricerca di insegnanti e alunni della scuola che, grazie al supporto e alla memoria dei nonni del paese, hanno ricostruito e catalogato esemplari dei giocattoli di una volta. Pezze, stoffa, legno, canne, paglia sono la materia prima degli antenati dei giochi moderni: materiali poveri, reperiti sul posto, per oggetti di un’antica sapienza artigiana. Tra questi spiccano le caratteristiche “pupidde”, bambole fatte di stracci e pennacchi di granturco, i “susciammocca”, creati con le ghiande di forma globosa della quercia legate a pezzi di canna, archi e frecce in legno, “strummoli” (trottole) e tanti altri curiosi giochi. Info: tel. 0974 951053

Un museo “letterario”
Tra i piccoli musei cilentani ce n’è uno tutto dedicato ad un grande personaggio della letteratura e della filosofia italiana. È il Museo Vichiano di Vatolla (frazione del Comune di Perdifumo), in memoria di Giambattista Vico, collocato nello storico Palazzo Vargas, dove il filosofo napoletano visse per nove anni, tra il 1686 e il 1695. Curato e gestito dalla locale Fondazione Vico, il museo propone un viaggio tra le opere del filosofo ed alcuni oggetti dell’epoca della sua permanenza a Vatolla. Troviamo antiche edizioni, del ‘700 e dell’800, delle opere vichiane, pergamene originali dell’autore, dipinti e parte dell’arredo seicenteschi. Tra gli oggetti qui custoditi anche una statua di Vico, risalente all’800 e già appartenuta a Benedetto Croce, antichi mappari e cartine del Cilento.
Info: tel. 0974 845549


La rete degli antiquaria
Cilento e Vallo di Diano, territori ricchi di storia e di testimonianze archeologiche. Gli scavi continuano a riportare alla luce preziosi reperti. Ad esporli non sono solo i grandi musei archeologici regionali e nazionali, ma anche gli antiquaria (i piccoli musei archeologici) locali, ancora poco noti al pubblico. Uno di questi è l’Antiquarium di Roccagloriosa (tel. 0974 981113) che raccoglie reperti provenienti dagli scavi del posto, laddove è emerso un importante abitato di epoca lucana (IV-III sec. a.C.) con le relative necropoli. L’Antiquarium di Palinuro (tel. 0974 930771) conserva vasellame e altri curiosi oggetti votivi parte dei ricchi corredi tombali delle necropoli ritrovate diffusamente sul posto e riferibili ad insediamenti databili dal VI al IV sec. a.C. Nell’Antiquarium di Roscigno (tel. 0828 963043) sono visibili punte di lancia e di coltello in ferro e suppellettili di terracotta, recuperati all’interno degli scavi locali dove è stato scoperto un abitato indigeno attivo tra il VII e il III sec. a.C.

Da non perdere è anche l’Antiquarium di Santa Maria di Castellabate (tel. 0974 961098), dove si custodiscono interessanti ritrovamenti sottomarini: numerose anfore ancora integre e soprattutto ancore, di forme ed epoche diverse, le più antiche di pietra, quelle più recenti con ceppi di piombo.


Lo scrigno dell’arte sacra cilentana
La statua di San Filadelfo, capolavoro di epoca bizantina (X-XI secolo), un calice decorato a smalto del XIV secolo, il Polittico della Trasfigurazione (XVI secolo). E poi dipinti su tela e su tavola, sculture e tanti altri oggetti ancora. Questi i preziosi reperti d’arte sacra ospitati presso il Museo Diocesano di Vallo della Lucania e provenienti dalle varie parrocchie della diocesi.
“Il museo – dice il direttore don Carmine Troccoli – racconta la storia religiosa del territorio cilentano. Qui sono custoditi veri e propri capolavori ancora poco conosciuti e valorizzati”. Info: tel. 0974 75794

di Bartolomeo Ruggiero
Fonte: Mensile Obiettivo

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