22.06.2002 | Prodotti Tipici

Al via la IV Fiera Nazionale del Melone Tipico di Sermide

Sermide (Mantova). Fino a domenica 23 giugno, il comune di Sermide ospiterà la IV Fiera Nazionale del Melone. Sermide, Viadana, Gazoldo degli Ippoliti e Rodigo, tutti comuni del mantovano, rappresentano le zone princiapli nelle quali si produce un terzo del totale nazionale del melone coltivato in serra.

Informazioni sull'area di produzione di Sermide 
Il melone tipico di Sermide ha come cuore nativo della produzione la frazione di S. Croce. I terreni su cui vengono effettuate le coltivazioni sono accentuatamente argillosi con elevato contenuto di sali dovuto alla derivazione alluvionale e alla presenza di una sacca di acque salmastre nel sottosuolo. Le superfici investite a melone sono, in base ad una indagine statistica tra i produttori svolta dal locale comune, di circa 400 ettari, dei quali oltre 350 in serra-tunnel con copertura plastica multistrato. 

La zona è rinomata per la tipologia di meloni Harper (circa il 50% della produzione) dal profumo intenso e dal retrogusto piccante, a frutto tondo con leggera retatura uniformemente distribuita sulla buccia. Importante (circa il 30% della produzione) è anche la tipologia dei «lisci», meloni a buccia liscia, generalmente da ascrivere alle varietà Tamaris. Pamir e Honey Moon. La produzione è stimabile in 20-21.000 t. I produttori sono una trentina, la maggior parte specializzati nella coltura, con una superficie media di oltre 16 ha. 

In zona esiste il primo produttore agricolo a certificarsi ISO 9001 in Italia e proprio su melone (Az. Agr. Lorenzini Naturamica). Dal 1996 Lorenzini, unico in Europa, utilizza una macchina di costruzione giapponese a tecnologia laser in grado li leggere per ciascun frutto prodotto il contenuto di zuccheri. Questo permette di commercializzare i meloni con il tenore zuccherino garantito. La zona tipica di produzione si estende sui comuni mantovani di Felonica, Sermide, Magnacavallo, Carbonara di Po, Poggio Rusco e continua fuori regione in quelli di Mirandola (MO) e Bondeno (FE). Epoca di produzione: seconda metà di maggio-prima metà di novembre.

La storia del melone nel mantovano
 
Da quanto è possibile conoscere, il territorio della provincia di Mantova iniziò ad essere interessato dalla coltivazione verso la fine del XV secolo. Gli agricoltori locali misero in pratica la loro sapiente conoscenza dell'arte di coltivare selezionando i frutti e ottenendo una selezione che è arrivata quasi immutata sino alla fine degli anni 60: il melone «viadanese». Lo sviluppo e l'apprezzamento che ebbe questa selezione è documentata dalla diffusione trovo sulle tavole delle corti signorili. Esistono tracce dell'importanza di questa coltivazione nell'Archivio di Stato di Mantova, nella parte dedicata ai Gonzaga. Il Podestà di Viadana, Felice Fiera, il 3 agosto 1548, inviava quattro stupendi frutti di melone viadanese al duca Francesco Gonzaga accompagnandoli con una lettera con la quale cercava le grazie del proprio signore. La selezione di melone conosciuta come «viadanese» era diffusa in produzione sino all'inizio degli anni '70 nell'area di produzione di Viadana, ma poi per varie limitazioni di tipo genetico (sensibilità alle malattie, bassissima resistenza alle manipolazioni e ai trasporti) è stato gradualmente sostituito da altre varietà derivate dalla moderna selezione genetica. Resta il fatto che per le caratteristiche gustative che si portava in dote è stato frequentemente utilizzato negli incroci proprio per ottenere le nuove varietà attualmente coltivate. Si può affermare senza timore di sbagliare che l'ecotipo «viadanese» è uno dei padri delle varietà attualmente coltivate sia in Italia che all'estero.

Come scegliere il melone
Come trovare il buon melone? Questo è un problema essenziale. Alcuni tastano, soppesano, altri annusano, giudicano il colore della buccia. Altri si dichiarano maestri nell'arte di distinguere il melone «femmina» da quello «maschio». Come gli angeli, però, anche il melone non ha sesso!
Un melone promettente è denso in mano ed esala il suo tipico profumo, che però non deve essere troppo pronunciato.

In linea generale, la presenza di una «aureola», qualche leggera fessura nel punto di stacco sono particolari indici di maturità del frutto.
Da qualche anno sono comparse varietà i cui frutti si conservano per più di qualche giorno, ma che al momento della maturazione non tendono alla colorazione giallina. Questi frutti che in genere tendono ad avere il tipico profumo molto attenuato, hanno la polpa soda e risultano molto dolci, mettono in difficoltà il consumatore al momento della scelta.

La regola migliore è acquistare i frutti da un negozio di fiducia, oppure di cercare meloni di cui si possa identificare la zona di provenienza e, soprattutto, che riportino le indicazioni del produttore, con un bollino adesivo sulla buccia. Questo vi aiuterà nel cercare i frutti che meglio sposano il vostro gusto.

Come conservare il melone
E’ consigliabile evitate di mettere il melone nel frigorifero perché ha la tendenza di trasmettere il suo odore penetrante agli altri alimenti. Se non potete evitare di conservarlo nel frigorifero, avvolgete il melone dentro un sacchetto di carta per alimenti e poi chiudetelo in un sacchetto di plastica. Per gustare al meglio i suoi sapori e aromi, abbiate però l’accortezza però ti toglierlo dal frigorifero almeno un'ora prima della consumazione.

Conoscenze nutrizionali
Rinfrescante e formidabile apportatore di sali, il melone si caratterizza per una grande ricchezza di provitamina A (carotene), un apporto apprezzabile di vitamina C e un valore energetico moderato (circa 48 kcalorie, ossia 200 kJ per 100 g).
Le fibre gli conferiscono una proprietà leggermente lassativa, il che lo rende adattissimo a controbattere la vita sedentaria e ad aiutare la pigrizia degli intestini.

Alcune persone affermano che lo trovano difficile da digerire: spesso la colpa di questa cattiva digestione è da individuare nel consumo di frutti ghiacciati o di assunzione di molti liquidi quando consumato con cibi salati. Per una migliore digestione è bene evitare di bere molti liquidi con il frutto, che contiene già circa il 90% di acqua.

Lo zucchero del melone
Un melone è tanto più apprezzato quanto la sua maturazione è al punto giusto e quanto il suo contenuto di zuccheri è ottimale (almeno il 13%). Quando questo contenuto è inferiore a 11 è considerato di qualità gustative scarse. 
Il tenore in zuccheri nel melone dipende dalla varietà coltivata, dal terreno, dal clima e dal momento della raccolta. Mediamente un buon frutto dovrebbe avere almeno 11,5% di zuccheri, ma non è rarissimo trovare frutti che arrivano sino al 18%. I frutti troppo mascherano però la complessità di sapori, molto apprezzata dai buongustai. Un frutto raccolto troppo precocemente non si arricchisce più di zucchero e non arriverà mai quindi alla «bontà ideale».

Il sapore e gli aromi
Il sapore del melone è un insieme complesso di sensazioni. Non tutti hanno lo stesso «gusto»: c'è chi ne preferisce la piccantezza, chi invece chi apprezza maggiormente la dolcezza. Certamente, come dicono gli stessi produttori, se un melone è buono lo si apprezza anche se consumato da solo. Tendenzialmente un melone «piccante» si sposa bene con il prosciutto e negli accostamenti con la carne. I meloni dolci sono maggiormente apprezzati da soli o in macedonia, specialmente se si preferisce consumarli freschi.

Anche il profumo del melone è un arcobaleno di sfumature di aromi vari. In funzione del modo in cui questi si combinano danno alla polpa un timbro più o meno accentuato, ma che resta sempre quello caratteristico del melone. Sia il sapore che gli aromi sono caratteristiche della varietà ma vengono esaltati dalla fertilità dei terreni oltre che, ovviamente, dall'abilità degli orticoltori.


Per informazioni sulla manifestazione, sui produttori rivolgersi alla Segreteria Organizzativa della Fiera del Melone 
c/o il Comune di Sermide P.zza Plebiscito, 1 46028 Sermide (MN) Tel. 0386.61001 Fax 0386.960261

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