08.08.2003 | Vino e dintorni

Da Verona a Bolzano, il vino è un grande affare

Non è certo un caso che il principale evento fieristico legato alla viticoltura, il Vinitaly, abbia luogo a Verona. Verona e il Veneto sono la capitale del vino di qualità, principale produttori di vini a denominazione controllata. E il settore del vino è uno dei più rinomati dell’agroalimentare veneto.

La viticoltura nel complesso (includendo l’uva da tavola che tuttavia ha un’incidenza ridottissima) rappresentava nel 1999, secondo le rilevazioni Ismea, l’8% circa della Sau, superficie agricola utilizzata, regionale e il 42% delle aziende agricole. Ma in generale è tutto il nordest a dedicare una particolare attenzione a bottiglie che fanno conoscere i loro marchi del made in Italy in tutto il mondo. 

Inferiore le zone "vitate" del Friuli Venezia Giulia. Sempre nel 1999, anno di uno studio Ismea che focalizzava l’attenzione proprio sul nordest, il Friuli Venezia Giulia segnalava 19.498 ettari dedicati alla viticoltura, corrispondente a poco più del 2% del totale Italia. Più consistente la quota regionale se si considerano esclusivamente i vigneti destinati alle denominazioni d’origine, visto che questi si estendono su 13.920 ettari e rappresentano oltre il 5% delle superfici nazionali riservate a questo tipo di produzioni. 

Il Friuli Venezia Giulia ha infatti un comparto vitivinicolo nettamente orientato verso i vini di qualità, dato che i vigneti relativi alle denominazioni d’origine costituiscono oltre il 70% delle superfici regionali ad uva da vino. In Trentino Alto Adige la produzione di uva da vino, nel quinquennio 19951999, ha oscillato intorno a una media di 1,56 milioni di quintali, sui 74,93 nazionali (2%). Poco rilevante in termini quantitativi, la produzione locale si impone comunque per l’elevato livello qualitativo che la contraddistingue. 

Gli anni successivi hanno confermato questa tendenza. Il nordest è stata l’area che ha fatto registrare i maggiori cali dei quantitativi prodotti a tutto vantaggio della qualità. Una scelta che si sta diffondendo in tutta l’Italia, ormai sempre più orientata sulla fascia alta del mercato. Ma che si manifesta con particolare evidenza in Veneto, che ha ridotto i quantitativi prodotti del 20%, in Trentino Alto Adige la produzione è scesa del 14% e in Friuli Venezia Giulia del 9%. Una riduzione sensibile, vista la già ridotta concentrazione delle superfici destinate alla viticoltura in quest’ultima regione. 

Dai vini internazionali come lo Chardonnay, i Merlot, i Sauvignon e i Cabernet ai vitigni autoctoni come il Legrein e il Nosiola, ampio è il ventaglio del buon bere che offre tutto il nordest. Fino a chicche di nicchia come il Picolit friulano o il Torcolato, il Sauternes francese, come è stato ribatezzato, che si produce a Breganze, in provincia di Vicenza. 
(p.jad.) 

Fonte: La Repubblica - Affari&Finanza

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