16.06.2005 | Itinerari del Gusto

Un Enovago tra i Divini Profumi di Carmignano

E’ con grande piacere che la rubrica L’Enovago va ad arricchirsi del prezioso contributo di un lettore enovago appassionato di vino. Di seguito pertanto si riporta la cronistoria di una giornata passata dall’enovago David a percorrere i sentieri vinosi della Strada Medicea dei Vini di Carmignano (Prato).

Approfittando di una graditissima segnalazione di un amico Sommelier, mi sono recato nella giornata di sabato 4 giugno in zona pratese. Pur toscano di origine (anche se milanese di adozione), il territorio di Prato non mi era fra i più familiari, a differenza di buona parte della Toscana. Non solo: per gli amanti del vino Prato si pronuncia “Carmignano” e la DOCG toscana era una delle poche, se non l’unica, da me mai assaggiata.

Chissà, forse schiacciata tra la celebrità del Chianti, l’eccellenza del Brunello e la “Nobiltà” del Montepulciano, la DOCG Carmignano fatica a trovare il giusto spazio anche in enoteche e carte dei vini. E complice di questo ruolo meno rilevante è anche senz’altro la produzione limitata (nell’ordine di poche centinaia di migliaia di bottiglie, non certo dei milioni che invece caratterizzano le DOCG conterranee).

Eppure la zona è bella e facilmente accessibile. E i vitigni base sono quanto di più tipico e apprezzato si trovi in Toscana: Sangiovese in prevalenza (almeno 50%, ma i produttori tendono ad andare spesso oltre il 70%), in uvaggio con vari vitigni, dagli autoctoni Canaiolo ai classici internazionali Cabernet Sauvignon e Franc (tra l’altro Carmignano ha l’unico disciplinare fra le DOCG toscane che preveda un peso rilevante dei Cabernet nell’uvaggio).

Insomma: da buon appassionato la molla della curiosità si è rilevata quanto mai decisiva e pure efficace.

Mi sono tolto in un colpo solo lo sfizio (sì, lo so: fa poco “toscano”) di visitare una bellissima zona e di trascorrere bei momenti presso un banco d’assaggio di vari Carmignano nell’ambito della manifestazione “Divini Profumi”. Partiamo dalla zona, che merita un cenno: Carmignano si trova a sud di Prato e non lontano da Firenze. Ha il tipico paesaggio dolce e verde toscano e come bellezza non sfigura davanti ai più poetici colli della Val d’Orcia. Si distingue però per una vegetazione più lussureggiante, più folta, meno prati e filari di cipressini, più boschi.

Inoltre come coltivazione si nota una preponderanza più dell’ulivo che della vite, segno che la zona è sì vocata, ma non è stata “inflazionata” e invasa da produzioni modaiole (e i produttori attivi al tempo stesso sono dotati di solidissime tradizioni). Infine la bellezza del paesaggio si integra con alcune magnifiche testimonianze artistiche, in primis le due splendide Ville Medicee in zona (Artimino e Poggio a Caiano). Divini Profumi si svolgeva a Prato nella giornata del 4 Giugno. Ciò “costringeva” a una visita di Prato stessa, che forse di mia spontanea volontà non avrei mai programmato senza un motivo valido quale una degustazione. Si sa, nel vissuto di ogni scolaretto diligente, Prato fin dalle elementari è vissuta come la “Città degli stracci e del tessile”, industriale e operosa, una sorte di Chinatown italica.

Ebbene, la città è assolutamente godibile nella sua parte interna di mura, con angoli e scorci suggestivi e una sensazione di vivibilità e qualità della vita veramente tangibili (locali di degustazione compresi!). La degustazione era stata organizzata all’interno di un Chiostro, più precisamente nella Chiesa di San Domenico (da cui la denominazione in stile Zucchero Fornaciari).

Ambiente molto suggestivo e quasi inedito per una degustazione. I tavolini di degustazione occupavano la quasi totalità del perimetro ed erano accompagnati da ulteriori banchetti di assaggi di specialità locali, tra cui i Cantucci pratesi, la Mortadella di Prato e oli e salumi tipici.

Non è stato facile concedersi un aperitivo di rossi corposi in un fine pomeriggio afoso come quello del 4 giugno, tuttavia la mia curiosità e coinvolgimento di tavolo in tavolo crescevano, aiutati dalla disponibilità al dialogo dei Sommelier Fisar e dei produttori, ove presenti. Come spesso capita, a queste degustazioni si tende a presentare le annate più recenti (2003). Tuttavia in più di un caso si è avuta la possibilità di apprezzare produzioni più evolute.

Non tutte le produzioni ci son parse di qualità omogenea. La maggior parte dei vini in degustazione appariva molto intrigante e interessante a livello visivo e olfattivo. Specie al naso è stata apprezzata l’ampiezza dei profumi, la loro spiccata tipicità, i sentori dolci e intensi di frutta molto matura e spezie.

Non sempre la parte gustativa è risultata poi armonica con quanto suggerito dai primi approcci sensoriali al bicchiere. In alcune produzioni si è senz’altro apprezzato il corpo, il tannino spiccato, ma elegante, la notevole spinta di freschezza e l’adeguata persistenza, che fanno del Carmignano un campione toscano di degna rappresentanza. In altri casi, un po’ di promesse son venute a mancare, quasi sempre per una soverchiante sensazione di freschezza e quasi pungenza che non ci si aspettava da un vino di simile caratteristiche e da sentori così accattivanti.

Le ipotesi possono esser diverse (prendendo con beneficio di inventario non solo le nostre capacità, ma anche le condizioni ambientali non ideali). La prima è che specie le produzioni più recenti siano giustamente da evolvere ancora, per raggiungere quella rotondità ed eleganza che un vino del genere ha nel suo potenziale (va tenuto conto della mia sensazione che i produttori locali non tendano ad insistere coi passaggi in barrique). La seconda è che sia il terroir (non fa toscano neppure questo, lo ammetto) di Carmignano che conferisce a Sangiovese e altri vitigni una spiccata freschezza (comunque notata, equilibrata o no, in quasi tutti i vini). Sentiti così, devo dire che ne sono uscito ulteriormente stimolato nell’andarmi a cercare in futuro produzioni della DOCG pratese di più longevo affinamento e soprattutto di provarle ad esaltare col giusto abbinamento. Quale? Direi un secondo molto strutturato, succulento e aromatico, anche molto speziato e di godibile grassezza.

In conclusione, un’escursione molto meritevole per tutto l’insieme delle esperienze, fra cui sono ovviamente rientrate le due (moderate, giuro!) pause di ristoro, dove in entrambi i casi (guarda un po’…) abbiamo ricevuto ospitalità curata, appassionata e competente. Insomma: dove si è respirata aria di cultura del vino, un’aria salutare e sincera.

L’enovago David

Ringraziamo l’enovago David per il completo e stimolante contributo fornitoci. Sarà un motivo in più per poterci organizzare per un salto in quel di Prato. Intanto stiamo pensando al rito dell’investitura dell’enovago. David sarà il primo, ahilui… Enovaghi dateci consiglio su come agire. Sicuramente qualcuno starà già pensando a un varo a suon di Sassicaia & Co. Troppo costoso!!! Si accettano comunque proposte!

Link correlati:
Strada del Vino
Comune di Prato

Alessandro Maurilli. Giornalista, toscanaccio purosangue cresciuto tra i filari del nonno dove tra una puntura di ape nel periodo della vendemmia e un acquazzone improvviso a primavera ha scoperto fin da piccolo la passione per il vino. Email: enovago@vinit.net
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