15.09.2005 | Vino e dintorni

Ma quale vino, ma quale mercato del vino...

"Ma quale vino, ma quale mercato del vino" sono le parole di un produttore presente alla terza edizione di "Figli di un Bacco minore?" l'iniziativa si è chiusa lo scorso giugno con un ottimo riscontro di pubblico, molte, infatti, le persone intervenute con lo scopo di conoscere i profumi dei vitigni autoctoni. Ma i produttori sono soddisfatti? La domanda l'ho girata direttamente ad alcuni produttori presenti a Bagnacavallo, e le risposte sono state molto più che eloquenti...

"Quest'iniziativa è molto utile per farci conoscere - dice un produttore del nord - ma il problema è che la gente porta solo curiosità. Quando si tratta di comprare, improvvisamente, cambia idea".

"…Non spendono - gli fa eco un collega vicino - purtroppo tutti parlano di vino ma le cantine rimangono piene". " I problemi che incontriamo hanno a che fare con i prezzi, in cantina proponiamo prezzi bassi - interviene un vitivinicoltore del sud - al limite della svendita; siamo costretti a svendere per creare liquidità, gli operai sono da pagare così come i tappi, le bottiglie e tutto ciò che serve per la produzione ma noi facciamo fatica a ricavarne un profitto".

La vicenda della crisi del vino, oramai e storia trita e ritrita, ma purtroppo non si è trovata nessuna soluzione concreta atta a risolvere la problematica dei nostri coltivatori e vinificatori. La concorrenza straniera, i calici nei wine bar che hanno sempre prezzi alti quanto il costo di una bottiglia, e una situazione generale poco confortevole contribuiscono ad un malcontento che comincia a prendere una forma sempre più vasta.

Se dieci anni fa il problema poteva essere la mancanza di informazione, oggi, invece, si tratta di trovare il modo per incrementare i consumi. I produttori qualcuno, lo ammette tra i denti, fanno concorrenza agli stessi distributori che li rappresentano per disperazione

"… non perché andiamo noi a cercare i clienti, sono gli stessi ristoratori che magari hanno conosciuto i miei vini dagli stessi distributori che mi rappresentano, hanno fatto un paio di acquisti, poi mi chiamano per chiedermi di vendere direttamente ad un altro prezzo. Inizialmente dicevo di no, ma poi la necessità di far fronte alle spese quotidiane e i pochi ordini ricevuti dai rappresentanti mi hanno costretto a ragionare diversamente…".

Chi parla è uno dei tanti produttori intervistati per l'occasione in un momento in cui i fari della rassegna non erano puntati su di loro. Ci sono alcuni che stanno svendendo il Brunello, sì, il famoso vino di Montalcino tanto amato da tutti i cultori del buon bere. Anche lui è in crisi, come un altro grande che porta il nome di Barolo e nasce in una terra di antiche tradizioni vinicole "… sono costretto - racconta un produttore del blasonato vino - ad imbottigliare Barolo con l'etichetta del Nebbiolo per potere giustificare il calo dei prezzi, ma le assicuro che è un vero e proprio dolore vedere tanto lavoro finire in quel modo".

L'arte d arrangiarsi ha creato un fenomeno come la vendita attraverso internet in modo da evitare le spese di una rete di rappresentanti. Rappresentanti tanto amati quanto odiati:

"Sto provando con internet, la rete vendite non produceva per quanto costava, tutti costi che andavano caricati sulla bottiglia: inoltre, evito l'impazzimento di avere a che fare con agenti che molto promettono e poco rendono". Sono le parole di un famoso produttore umbro che da anni ha abbandonato i tradizionali sistemi di vendita affidati ad agenti che non sempre portavano i risultati pianificati.

Ma il produttore deve ammettere che per lui è stato facile non solo perché ha cominciato molto tempo fa a sostituire la rete "umana" con quella digitale, ma anche perché "internet funziona perché la mia è una etichetta conosciuta, ma ho colleghi che anche con internet non hanno risultati significativi".

Allora che fare? Ci si chiede, che fare contro i rincari dei prezzi nel paradosso che nasce dalla curiosità dei consumatori che divorano informazioni ma che, al contempo, non bevono i vini di cui s'informano preferendo ripiegare al vinellino poco impegnativo in termini di prezzo. Secondo alcuni gestori di enoteche, ora la gente compra bottiglie che non superano mediamente gli otto euro. Da questo prezzo in poi si fa davvero molta fatica, e non importa nemmeno più quanto il vino sia blasonato.

Questo lo sanno bene quelle aziende che molto hanno giocato sul prezzo al rialzo in un momento in cui le cose andavano un po' meglio, sono le stesse aziende che ora sono costrette a comportamenti diversi...

"nell'ultima vendemmia abbiamo lasciato la metà delle nostre uve sui filari, non le abbiamo raccolte, sarebbe stato più costoso se lo avessimo fatto". E chi parla è toscano e i suoi vini sono davvero ottimi eccetto che per un particolare: prezzi alti per il mercato attuale.

E in Romagna cosa succede? I produttori si lamentano, dicono che la crisi è evidente. Anche un noto quotidiano lo ha notato. Si sono interessati alla "strada dei vini e dei sapori" delle colline romagnole, hanno contattato i responsabili chiedendo di essere presenti alle diverse iniziative organizzate, hanno chiesto informazioni, insomma, volevano capire; ma dopo sei mesi di martellanti richieste all'insegna dell'informazione non hanno ricevuto nessuna notizia.

Rimane sempre, in questi casi, un retrogusto un po' amaro che purtroppo non è quello del vino.

Fabio Magnani, Giornalista enoico
fabiomag@linknet.it - autore del libro

Vini dal Cile Viaggio tra i profumi dei vigneti andini -
Edizioni Delmònt, Ravenna Marzo 2002

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