10.11.2012 | Normative Inserisci una news

Diritti di impianto, le Regioni dicono no alla liberalizzazione

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L'Arev ha riunito a Bruxelles i rappresentanti delle regioni vinicole europee. Controproposta dell'assessore del Veneto, Manzato: regime transitorio fino al 2020

Anche le Regioni scendono in campo per dire no alla liberalizzazione nel settore del vino.
Oltre 50 rappresentanti delle Regioni vinicole europee si sono dati appuntamento ieri a Bruxelles, per lanciare un messaggio in vista dell'ultima riunione del gruppo di alto livello che, a metà dicembre, dovrebbe partorire una soluzione sulla riforma riguardante i diritti d'impianto.

Aumentano gli oppositori della liberalizzazione

Ad oggi, è previsto che i diritti d'impianto (le autorizzazioni per poter piantare vigneti) scompaiano nel 2015. Lo prevedeva una riforma datata 1999, ormai però decisamente superata nelle intenzioni, perché l'idea di abolire i diritti e esporre così il settore vitivinicolo alla concorrenza indiscriminata fa rabbrividire i più.
Si temono infatti, in quel caso, grossi investimenti nella filiera, con conseguente sovrapproduzione e crollo dei prezzi. L'impatto potrebbe essere devastante sui produttori, in primis quelli di vino di qualità, che si ritroverebbero in una competizione ingestibile contro produttori di uve meno pregiate e meno costose.
Contrari all'abolizione una quindicina di Stati membri, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo(Comagri) e, da mercoledì, in maniera forte e chiara, anche le Regioni.

La controproposta di Manzato: regime intermedio fino al 2020

"Modifichiamo pure l'attuale sistema di gestione dei vigneti aprendolo alle filiere – ha dichiarato l'assessore all'Agricoltura del Veneto, Franco Manzato, in rappresentanza delle Regioni italiane – ma non consegniamolo nelle mani di una liberalizzazione assoluta che potrebbe provocare il tracollo del sistema". La controproposta, quella di effettuare un passaggio intermedio fino al 2020, prima di procedere ad una sua riorganizzazione che, introdotta senza gradualità, può avere effetti irrimediabili.
Sì, quindi, a valutare un regime con minori limiti alla produzione, e dove i produttori siano maggiormente coinvolti, così come vuole la Commissione europea, ma senza snaturare il modello del vino europeo di qualità, conosciuto e apprezzato come tale sui mercati mondiali.

Nel corso dell'incontro, due Regioni rumene hanno portato come esempio la propria esperienza di investimenti per modernizzare le produzioni, di fronte ai quali la prospettiva di liberalizzare rappresenta un vero passo indietro. Discorso simile per la Regione spagnola Estremadura, dove l'export in due anni è aumentato del 50% grazie agli investimenti fatti.
(GUARDA L'INTERVISTA A FRANCO MANZATO SUL SITO DELLA REGIONE VENETO)

Alte le aspettative per la conclusione del Gruppo di alto livello

Crescono a questo punto le aspettative per la riunione conclusiva del gruppo di alto livello, che si svolgerà il 14 dicembre. In quell'occasione, Stati membri, Parlamento europeo e Regioni si augurano che la Commissione europea dimostri coraggio politico con delle raccomandazioni ambiziose, non una semplice proroga del sistema fino al 2020.
Un'indicazione importante è arrivata anche dall'europarlamentare Michel Dantin, che ha promesso, in quel caso, un accordo direttamente con gli Stati membri da inserire nella relazione sull'organizzazione comune di mercato, di cui è relatore.

 

( Fonte http://agronotizie.imagelinenetwork.com )


Tag: winetaste, normative vinicole, UE, bruxelles, vigna, roberto gatti, vigneti, diritti impianto, liberalizzazione impianti


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