05.10.2001 | Cultura e Tradizioni

Pompei: Riprodotto il vino di duemila anni fa

Pompei. Dieci quintali di uva: questo il raccolto della prima ''vendemmia'' fatta negli scavi di Pompei che riprodurrà fedelmente il vino di duemila anni fa.

Tra una folla di curiosi e visitatori di tutto il mondo la vendemmia si è svolta ieri su un ettaro di terreno, lo stesso usato dagli antichi pompeiani, nei pressi del Foro Boario. La produzione del vino pompeiano ''doc'' è frutto di una convenzione tra la Soprintendenza di Pompei e la casa vinicola campana Mastroberardino che firmerà le prime mille bottiglie destinate con gli anni ad aumentare di numero: la produzione a regime arriverà infatti a 70 quintali d'uva nera. Due le qualità reimpiantate nell'area archeologica: il Piedirosso, che rappresenta l'80% della produzione, e lo Sciscinioso per il restante 20%. Quest'ultimo è un tipo d'uva completamente scomparso dalle nostre coltivazioni. La vendemmia 2001 ha chiuso la prima parte degli studi del laboratorio di ricerche applicate della Soprintendenza, diretto dalla dottoressa Anna Maria Ciarallo, iniziate nel 1995: parte della produzione è infatti riservata allo studio che approfondirà le tecniche e i processi di vinificazione degli antichi pompeiani. La fase di invecchiamento del vino pompeiano durerà dai 18 ai 24 mesi. Ancora da decidere è il nome e la destinazione delle prime bottiglie che saranno riservate ad occasioni ufficiali e donate a personalità e capi di Stato. La ricostruzione dei vigneti pompeiani è scaturita dallo studio dei testi classici, da Plinio a Columella, e si è basata anche sulla vasta iconografia pompeiana: grappoli d'uva e scene di vendemmia appaiono infatti nelle ville e nelle case più famose della città sepolta dalla cenere e una ricostruzione in legno di un antico torchio è ancora visibile nella celebre Villa dei Misteri. L'importanza del vino nella società pompeiana, secondo gli archeologi, fu certamente rilevante: molte sarebbero state le condizioni ottimali per la sua produzione come la vicinanza al mare con la possibilità quindi di attingere acqua salata per la sterilizzazione delle anfore; poi il clima mite, la presenza di pini che producevano pece per la impermeabilizzazione dei contenitori.

FONTE: LA CITTA'

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