29.04.2004 | Cultura e Tradizioni

Schioppettino: un vitigno autoctono salvato dall'estinzione (2^ parte)

Cari amici e lettori, oggi scriverò di una piccola azienda dei Colli Orientali del Friuli: l'azienda agricola Toti Vignaiuoli. Vi scrivo di questa piccola e semisconosciuta azienda vinicola in quanto noi tutti, amanti del buon vino dobbiamo molto al padre degli attuali proprietari, il Sig. Giuseppe Toti, uno dei principali artefici della conservazione del vitigno Schioppettino, che negli anni ’70/80 stava scomparendo dalla scena viticola nazionale.

Lo Schioppettino
Azienda Agricola F.lli Toti

via Albana, 5833040
Prepotto - Udine
Tel./fax: 0432-713034
Sito Internet:
www.toti.it
Email: [email protected]

Addirittura sfogliando una vecchia pubblicazione, scritta da autorevoli esperti nel 1987, (per correttezza non ne riporterò i nomi), che operano ancora nel settore enologico in modo direi quasi determinante, influenzando i consumatori con i loro dettati, cosi’ scrivevano testualmente elencando i vitigni del Friuli: “I vitigni importanti piu’ diffusi sono: uve bianche…..e segue l’elenco dei vitigni a bacca bianca; poi uve rosse: e segue l’elenco delle uve rosse…..;

Poi continuando - ed è quello che mi ha letteralmente sconcertato, per essere stato scritto solo 17 anni fa - Vitigni indigeni in via d’estinzione: Pignolo, Refosco di Faedis, Refosco di Rauscedo, Ribolla nera (Pocalza o Schioppettino) ed altri numerosi minori di scarso valore".

Proprio così cari amici e lettori: questi vitigni autoctoni, chiamati indigeni erano a quell’epoca considerati, da alcuni dei nostri opinion-leader ora sulla cresta dell’onda come: Vitigni minori di scarso valore!! Lascio a voi ogni considerazione al riguardo. Continuiamo invece con la nostra bella e gratificante storia dell’Azienda Toti.

L'azienda occupa cira 6 ha di terreno al confine con la Slovenia e si trova nel paese di Albana, (da non confondersi con l'omonimo vitigno coltivato principalmente in Romagna) frazione di Prepotto. Conobbi questa piccola azienda nel"lontano 1983-84"quando a condurla era il padre degli attuali proprietari. Andai a fare visita all'azienda, accompagnato da mio padre, e fummo accolti in maniera molto ospitale, cosi’ come è nella natura dei friulani, gente concreta, laboriosa e genuina. Visitammo la piccola cantina ed i terreni.

Ci raccontava l'allora proprietario Sig. Giuseppe di un vitigno autoctono di quelle zone, che stava ormai estinguendosi, per i motivi più diversi (ricordo ancora che parte della stampa specializzata dell’epoca li definiva: vitigni minori di scarso valore!). Credo che uno di questi sia dovuto al fatto che, anche nella viticoltura nazionale ed internazionale, vi siano dei cicli o meglio delle mode legate ad ogni periodo storico. Abbiamo assistito al divulgare dello “chardonnay” del “cabernet-sauvignon“ del “pinot bianco“ del “pinot grigio“ ecc., per poi arrivare in tempi più recenti ai vari “ greco di tufo”, “falangina“, perché fa “trendy“ al ristorante ordinare una di queste etichette.

Negli ultimissimi anni sono balzati alle cronache i vitigni “autoctoni“ ed ho assistito in un ristorante alla scena, dove un cliente, con atteggiamento sostenuto, ordinava al cameriere un bottiglia di “autoctono“. Che detto cosi’ non significa assolutamente nulla. L’ Italia è piena di vitigni autoctoni, molti dei quali ancora sconosciuti anche agli addetti ai lavori, ed è per questo che è entusiasmante andare a scovarli, testarli e poi divulgare a più estimatori possibili, quando se ne trova qualcuno di veramente interessante.

Uno di questi sarà oggetto, prossimamente, di un articolo di approfondimento, e posso anticiparvi fin da ora che, mi ha lasciato letteralmente stupefatto per l’originalità e piacevolezza del prodotto finale. Ma torniamo al tema incominciato prima. Dicevamo delle mode e dei periodi storici, anche in viticoltura, cosi’ come in ogni altro settore della nostra vita. Ed ecco che allora si abbandona la coltivazione di un vitigno a vantaggio di un altro, e questo solo per motivi di "moda" e/o di mercato. Credo che tutto ciò sia un grossolano errore storico, in quanto anche la viticoltura, testimonia del nostro passato piu’ o meno recente. Se poi ci si mettevano anche gli opinion-leader la frittata era fatta...

Il Sig. Giuseppe Toti con lungimiranza e saggezza, è stato uno tra quelli, che ha mantenuto in vita il vitigno "Schioppettino", che in definitiva è una ribolla nera, chiamata anche Pocalza, andando anche contro le mode degli anni ’70/80, non rincorrendo i facili guadagni ed andando faticosamente controcorrente.

Credo che oggi i suoi figli, a ragione, gliene debbano essere grati ed anche noi tutti amanti ed appassionati di viticoltura lo dobbiamo essere. Pubblicamente voglio dire: grazie Sig. Giuseppe, grazie di cuore a Lei ed a tutti i viticoltori che, negli anni sono riusciti a portare avanti questa meritoria opera di salvaguardia e conservazione del nostro patrimonio ampelografico nazionale.

Invito da questa rubrica, i lettori a conoscenza di altri emeriti viticoltori che hanno operato in tal senso, a segnalarmene i nominativi, li ringrazierò tutti uno per uno. Ho riassaggiato, dopo quasi 20 anni quel vino prodotto dai fratelli Toti (Roberto ed Adriano) e devo dirvi che a me, oggi piace ancora di piu', in quanto anche in questa piccola azienda, vengono seguite ed adottate le tecniche piu’ moderne ed innovative.

Non aspettatevi un vino uguale a tanti altri dal gusto "internazionale" e “standardizzato" (leggi: uvaggio bordolese). Qui si tratta di un vino unico nel suo genere, come tutti i vitigni autoctoni, che sono da apprezzare cosi' come sono, e soprattutto perché coltivati in quel particolare terreno, che alla fine è diventato nei secoli il loro “habitat naturale“ , altroché di poco valore e tutto questo è suffragato dal fatto che, negli anni ha poi ottenuto la D.O.C..Come avrete capito, sono da diversi anni, un convinto sostenitore dei vitigni autoctoni, coltivati nelle loro zone di origine. Per fare un paragone: ho bevuto merlot siciliani buonissimi: ma è tutto un altro discorso quando bevo un nero d'avola in purezza o un inzolia prodotti e coltivati da secoli in Sicilia.

Forse è anche una questione psicologica ed emotiva, che mi fa pensare da quanti secoli vengono coltivate quelle vecchie viti di nero d’avola ed a quante mani le hanno potate, legate, amate negli anni, tramandate alle generazioni future.Potete trovare maggiori informazioni su questa piccola (solo nelle dimensioni n.d.r.) azienda agricola dei fratelli Toti sul sito: www.toti.it ed in particolare sul loro "Schioppettino". Vi consiglio anche il loro sauvignon che ha un naso molto fine, caratteristico ; il tocai che è molto tipico di quella zona (ci ricorda la mandorla amara come retrogusto). E visti i tempi che corrono, da non sottovalutare mai il buon-rapporto qualità-prezzo, che in questa azienda troverete sicuramente.

Grazie dell’attenzione e naturalmente: PROSIT con lo Schioppettino doc dei Colli Orientali del Friuli.

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Online anche la prima parte di questo articolo.

Roberto Gatti
sommelier degustatore
Codigoro (Ferrara)
Email: [email protected]
 
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