03.07.2011 | Normative Inserisci una news

Approvata la Doc Sicilia

Dove: Sicilia
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Mi trovavo a Menfi per partecipare alla manifestazione Inycon, di cui ne ho scritto qui......

http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=6863

ed un amico siciliano, curatore di un blog enogastronomico sulle specialità sicule, mi chiedeva a caldo cosa pensavo della approvazione della Doc Sicilia, al che rispondevo che avrei aspettato di leggere il disciplinare prima di esprimere un mio parere, e cosi' è stato.

Una bozza del disciplinare viene riportata integralmente al link :

http://www.terra-multimedialeagricoltura.it/file/bozza-disciplinare-doc-sicilia.pdf

Per quanto mi riguarda non sono favorevole al fatto che alcuni di questi vini, che si potranno fregiare del marchio DOC SICILIA possano essere imbottigliati fuori dall'isola, perché questo favorirebbe ed aumenterebbe la possibilità di possibili " truffe " ai danni dei consumatori.

E' anche vero che, da quanto si legge, queste dovrebbero essere eccezioni autorizzate di volta in volta......

Riporto alcune interventi di produttori siciliani e di addetti ai lavori , cosi' da capire meglio lo stato attuale del pensiero isolano.

Buona lettura

Roberto Gatti

 

PARLANO ALCUNI PRODUTTORI

Tanta soddisfazione, ma poco entusiasmo. Sembra essere un po' ossimorico lo stato d'animo dei produttori vinicoli siciliani alla notizia dell'approvazione della Doc Sicilia.

Se infatti, si accoglie questo nuovo strumento con speranza, i viticoltori sono un po' guardinghi sul possibile uso che se ne potrà fare e soprattutto non comprendono a fondo alcune indicazioni del disciplinare come quella di poter imbottigliare anche fuori dalla Sicilia il vino prodotto sull'Isola che potrà fregiarsi di questo marchio. È il caso di Giusto Occhipinti dell'azienda Cos di Vittoria (Ragusa): «Vorrei leggere il disciplinare prima di commentare in maniera più approfondita, anche perché non tutto, al momento, è chiarissimo. Ma se c'è questa possibilità di poter imbottigliare fuori dai confini siciliani non la vedo come un aiuto, ma solo un modo per aumentare la burocrazia. Io sono speranzoso sulla Doc Sicilia, anche se l'esperienza della Doc Piemonte è stata fortemente fallimentare. Per fortuna consapevoli di quel fallimento si è cambiato qualcosa in questa Doc regionale. Di certo non aumenterà il fatturato, aumenteranno i controlli e questo sarà un bene. In quanto all'adesione dovremo valutare tante cose, anche perché noi siamo col marchio Docg e "regredire" verso la Doc non so se ci converrà». Più laconico e diretto l'altro socio di Cos, Titta Cilia: «Non porterà alcun beneficio». Anche a Lilli Fazio, titolare di Fazio Wines a Erice (Trapani), questo aspetto dell'imbottigliamento fuori regione non va molto giù: «Non è senz'altro positivo», dice. Ma per lei questo nuovo strumento è «un motivo d'orgoglio, anche se chi vive nel mondo del vino sa benissimo che è un'arma a doppio taglio, pericolosa se non dovesse essere usata correttamente.

Di certo potrà essere orientata alla salvaguardia del vino siciliano ed evitare utilizzi improvvidi come è successo per l'Igt. Spero soprattutto che non si limiti a un "cambiare tutto per non cambiare niente"». Si mette sul "chivalà" anche Dino Taschetta, presidente della cantina sociale Colomba Bianca di Mazara del Vallo (Trapani): «Noi l'abbiamo sempre appoggiata. È uno strumento, non un fine e dipende tutto da come verrà gestita: se ci saranno controlli seri, un consorzio di tutela altrettanto valido, l'Istituto vite e vino farà bene il suo lavoro e si farà un'adeguata campagna di marketing allora sarà sicuramente un valido aiuto per il settore e dovrebbe evitare di vedere vendere vini come il Nero d'Avola a 1 euro. In caso contrario avremo fatto l'ennesimo buco nell'acqua». E anche lui va giù con gli ossimori: «Sono speranzoso, ma poco fiducioso nei siciliani». Altro produttore, altro ossimoro: «La Doc Sicilia? Uno strumento utile, ma non aderirò», parola di Massimo Padova, titolare di Rio Favara a Ispica (Ragusa). «Sono molto aperto alle nuove soluzioni – dice – e uno strumento come la Doc Sicilia darà sicuramente una riconoscibilità maggiore all'estero. Ma io non aderirò perché produco già le mie Doc (Eloro e Moscato di Noto, ndr) e me le tengo: sono un territorialista». Sulle conseguenze pensa che «il nome "Sicilia" sarà sicuramente un vantaggio, ma di sicuro non servirà a migliorare la qualità». Giuseppe Benanti, titolare dell'omonima azienda di Viagrande (Catania), non è mai stato molto entusiasta della Doc Sicilia «ma ormai c'è – dice – rappresenta un provvedimento che deve essere legato a un sistema di controllo che sia indiscutibile. Se, invece, la Doc Sicilia deve legittimare chiunque a produrre a qualunque condizione non è un vantaggio. Penso al Nero d'Avola: il nostro vitigno-bandiera, una grande storia, ma poi è stato usato male, lo trovo in giro per l'Italia, imbottigliato ovunque e bistrattato. Questo vuol dire che c'è un eccesso di produzione: merita di finire tutto nella Doc Sicila? Io spero molto nei controlli, affinché questo sia uno strumento che elevi il prodotto e in questo senso l'Istituto vite e vino sa operare molto bene, ma la gente deve anche smetterla di fare il vino per passatempo e lavorare seriamente». Di certo Benanti non lascerà la strada vecchia per la nuova: «Ho la mia Doc Etna e mi basta e avanza. L'Etna è un gran terroir ed è anche importante non confondere tutti i territori nella Doc Sicilia: penso che se dovessi aggiungere il nome Sicilia a quello dell'Etna per me non cambierebbe nulla». Chi aderirà certamente al nuovo marchio è il gruppo Mezzacorona che anzi, per bocca del suo amministratore delegato, Fabio Rizzoli, evidenza che «sull'argomento siamo già molto in ritardo. Noi siamo favorevoli e sottoscrittori dall'inizio e quindi non possiamo che essere soddisfatti. Ma attenzione: io sono trentino, opero in Sicilia da 11 anni e ai siciliani dico: non bisogna illudersi, il lavoro vero inizia adesso. Avere un riconoscimento del genere significa tutto e significa niente, occorre fare un marketing corretto ed evitare deviazioni. Adesso il settore deve fare un salto di livello e in questa direzione la nostra azienda garantisce tutto il supporto necessario perché questo strumento porti i suoi frutti». Per quanto riguarda i vantaggi di una Doc regionale Rizzoli sottolinea l'esempio del suo gruppo: «Vendiamo milioni di bottiglie e non potevamo aderire a una doc piccola (che comunque non saranno in contrasto con questa nuova Doc). Avevamo bisogno di uno strumento più grande per presentarci con un unico marchio alle varie catene di ipermercati»

( Fonte Cronache di Gusto )

 

Cambia l'articolo 5: prevista più elasticità per l'imbottigliamento fuori dall'Isola

Doc Sicilia, ecco il nuovo disciplinare

La Doc Sicilia ha un nuovo disciplinare. Non sono tante le variazioni rispetto a ciò che prevedeva il documento che Cronache di gusto ha pubblicato nei mesi scorsi. Sono incluse nove tipologie (tra cui Passito, Vendemmia tardiva, Spumante e Liquoroso), precisa come le denominazioni di origine siciliane già esistenti potranno aggiungere il nome "Sicilia", poi indica le etichettature, le caratteristiche i recipienti utilizzabili. Ciò che realmente muta, piuttosto, è l'articolo 5, quella norma del disciplinare che ha diviso le tante anime della produzione siciliana e che recitava così: "Le operazioni di vinificazione, affinamento, invecchiamento ed imbottigliamento devono essere effettuate nell'ambito dell'intero territorio della Regione Sicilia". Prevedendo anche alcune deroghe con la precisazione, però, che sarebbero state concesse "dal ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, sentito il parere della Regione Sicilia, alle ditte che hanno già commercializzato vino sfuso ad Igt Sicilia nei tre anni precedenti all'entrata in vigore del presente disciplinare e comunque per un periodo non superiore ai tre anni".

L'articolo 5 del nuovo disciplinare, invece, allarga le maglie facendo riferimento alla normativa nazionale (articolo 4 DM del 31 luglio 2003): chiunque abbia imbottigliato Igt Sicilia oltre lo Stretto per almeno due anni, anche non consecutivi, negli otto anni precedenti all'entrata in vigore del nuovo disciplinare, potrà godere di una deroga di 5 anni (prorogabili) "che consenta loro di continuare l'imbottigliamento fuori zona di produzione".

Dunque? Vuol dire che i vini che riporteranno in etichetta la dicitura Doc Sicilia potranno essere imbottigliati anche fuori dalla regione. Anche se sono previste delle limitazioni, e qui la decisione dovrà essere presa dagli imprenditori siciliani del vino: se verranno raccolte le firme dei produttori che rappresentano il 66% (circa 45.000 ettari) della superficie iscritta ad Igt Sicilia, verrà inserito nel disciplinare della Doc regionale la limitazione dell'imbottigliamento in zona di produzione, naturalmente con le deroghe previste dalla legge nazionale. Se invece le firme si fermeranno al 35% (circa 25.000 ettari) il disciplinare non potrà prevedere limitazioni sulla zona di imbottigliamento. Insomma una responsabilità non da poco.

Assovini, intanto, ha inviato a tutti i suoi soci, che rappresentano un'altissima percentuale dell'imbottigliato siciliano, una mail con il nuovo disciplinare e la richiesta di adesione alla Doc Sicilia. Dalle risposte che arriveranno dipende il futuro del vino siciliano.

( Fonte Cronache di Gusto )

 


Il pensiero di Luigi Salvo Delegato AIS Palermo

Dopo oltre dieci anni di dibattiti e proposizioni varie in un giorno d'estate di calura romana nel corso di una riunione che si è svolta il 23 giugno il Comitato nazionale vini Doc ha approvato con voto unanime il disciplinare della Doc Sicilia, è stato anche modificato il nome della Igt Sicilia che d'ora in poi prenderà il nome Terre Siciliane. Le nuove Doc e Igt si potranno utilizzare già dalla prossima vendemmia 2011. L'iter ora prevede la pubblicazione dei relativi disciplinari sulla Gazzetta Ufficiale.

Il concetto di Doc ovvero "Denominazione di origine controllata" dovrebbe focalizzare una zona viticola particolarmente vocata con particolari e precise caratteristiche di "terroir", ovvero particolari condizioni pedologiche e colturali (esposizione alla luce, composizione del suolo, altitudine, presenza d'escursioni termiche, vicinanza di corsi d'acqua, metodo di potatura ed allevamento della vigna, criteri stabiliti ed omogenei di vinificazione ed affinamento) che creino le condizioni per l'originalità dei vini prodotti in un determinato luogo.

Questa Doc Sicilia così generica massifica le produzioni, permette l'imbottigliamento anche fuori dalla regione Sicilia, da vita ad un vino base regionale il cui valore è tutto da dimostrare, d'altronde la qualità di un vino non s'impone per decreto e non può arrivare dall'applicazione di un disciplinare così generalista. Francamente mi fanno sorridere certe frasi d'elogio "L'obiettivo della "Doc Sicilia è unire nelle diversità", e poi sono curioso di vedere quante tra le aziende più attentente alla qualità aderiranno a questa Doc, se proprio devo trovare qualcosa di positivo probabilmente l'unica nota interessante è che sarà possibile menzionare il nome Sicilia anche nelle Doc esistenti, ma se questo aiuterà ad allargare il mercato è tutto da vedere.

( Fonte Winereality )


Tag: vino, winetaste, gatti, sicilia, planeta, normative, assovini, nero d'avola, inzolia, doc sicilia, comunità europea, grillo, grecanico, salvo luigi


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