05.03.2013 | Eventi Inserisci una news

A Firenze presentata in Anteprima l'annata 2012 del Chianti

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Una sessantina le aziende selezionate dal Consorzio Vino Chianti presenti all'evento che si รจ svolto all'interno del magnifico Palazzo Borghese

Nelle stupende sale fiorentine di Palazzo Borghese, nobile residenza del 1400 ricca di storia e di testimonianze dell'impareggiabile arte italiana, si è parlato dell'andamento produttivo e commerciale del Chianti, probabilmente il vino italiano più noto e conosciuto in tutto il Mondo, grazie alle oltre 100 milioni di bottiglie vendute da circa 3.600 aziende produttrici, che nelle sole province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena coltivano ben 15.500 ettari di vigneto.

 

Argomento di piacevoli degustazione e interessante discorrere la presentazione in anteprima delle ultime annate in commercio, 2012 innanzitutto, in vendita da disciplinare dal 1° marzo, anche se metà dei vini presentati riportavano la dicitura "campioni di botte" o "vini atti a divenire" con immancabili difficoltà di giudizio da parte degli assaggiatori. La sessantina di aziende selezionate dal Consorzio Vino Chianti aziende hanno però intelligentemente affiancato sui banchi d'assaggio le precedenti annate 2011 e 2010 e diverse versioni Riserva permettendo un prezioso confronto e giudizio sulla longevità e maturazione del vino.

 

Le prime testimonianze storiche ufficiali del Chianti sono datate 1800, ma la sua prima delimitazione l'ha avuta nel 1932, a cui è seguita il 9 agosto del 1967 la Denominazione d'Origine Controllata fissandone le sua caratteristiche in un Disciplinare di Produzione. Ulteriore sigillo di qualità e garanzia il 2 luglio 1984, con il riconoscimento della D.O.C.G. (Denominazione d'Origine Controllata e Garantita che, oltre ai controlli già previsti precedentemente, ne limitava la produzione in zone ulteriormente circoscritte e l'obbligo di sottoporre i campioni a specifiche commissioni di degustazione presso le Camere di Commercio.

L'attuale Disciplinare prevede per il Chianti l'utilizzo di almeno il 70% di uve Sangiovese ed un massimo del 10% di uve a bacca bianca e del 15% di Cabernet. La resa massima di uva per ettaro deve stare al di sotto dei 90 quintali, ridotta a 80 per la menzione aggiuntiva Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina e Spertoli ed a 75 per il Chianti Superiore.

 

Nel discorso introduttivo, Giovanni Busi, Presidente del Consorzio, ha ribadito che negli ultimi anni il Chianti sta riscoprendo una nuova vita, un netto rilancio grazie a una migliore tracciabilità e tradizionalità del prodotto, tornato a legarsi in maniera netta al territorio e alle tipicità gastronomiche toscane grazie, a un mio modesto avviso, a un maggior utilizzo di Sangiovese e a vinificazioni e affinamenti "più snelli" per migliorarne beva e piacevolezza a discapito dell'uso degli "internazionali" Cabernet, Merlot e Shiraz e di barrique con tostature marcate ed a un buon rapporto qualità/prezzo in cantina, attorno ai 5/6 euro.

A conferma del buon momento dei vini presentati la crescita costante delle vendite, nell'ordine del 5-10%, grazie soprattutto all'export che assorbe in media il 70% della produzione.

 

Nello specifico, il 2012, a causa della siccità prolungata, la produzione di Chianti è stata inferiore di circa il 12%, calo che potrebbe essere salutare per smaltire gran parte delle giacenze in cantina. I principali mercati continuano ad essere Stati Uniti, Germania e Regno Unito, mentre si sta iniziando ad esportare il prodotto anche nei cosiddetti Paesi emergenti, come Russia e Cina, vicini al 5% del mercato, percentuale di sicuro aumento, grazie ai cosiddetti "road show" di presentazione dell'ultima annata che verranno promossi quest'anno dal Consorzio Vino Chianti.

 

Tra i vini che abbiamo degustato hanno destato maggior interesse il Chianti dell'Azienda Agricola Casa di Monte (www.casadimonte.it), 35 ettari nel territorio fiorentino di Montespertoli, caratterizzato da una certa vivace rusticità e a un tannino alquanto fitto e presente dati dalla vinificazione di Sangiovese in purezza e pochi mesi di affinamento in botti di capienza di 30 hl. Piacevolezza e persistenze maggiori nella Riserva Montespertoli 2008 grazie a un'attenta selezione di uve, all'apporto di un 20% di Cabernet Sauvignon e a un maggior affinamento in legno.

Nella stessa zona al Podere dell'Anselmo (www.forconi.net), Fabrizio Forconi conduce l'azienda da oltre un ventennio secondo una filosofia biodinamica. Il suo Chianti Terre di Bracciatica 2010 ha un gusto deciso, grazie anche al 10% di Cabernet Sauvignon e le due settimane di macerazione. Complessità notevole nel Montespertoli Riserva Ingannamatti, proposto in anteprima 2012.

A Montelupo Fiorentino ha sede la più "antica" azienda biologica toscana, la Tenuta San Vito in Fior di Selva (www.san-vito.com). Da alcuni anni l'enologo Giacomo Cesari ha ripreso l'uso delle vasche in cemento per mantenere integri profumi e aromi fruttati, fragola e lampone in primis, e regalare una fresca beva alla versione 2012, mentre il "fratello" 2010 a un paio d'anni dall'uscita presenta una rimarchevole mineralità. Dai vigneti di Sangiovese più vecchi aggiungendo una piccola percentuale di Canaiolo deriva il Colli Fiorentini, che si contraddistingue per l'ottima fragranza.

Spostandosi nel territorio senese di Monteriggioni, l'azienda ultracentenaria Bindi Sergandi (prezzo indicativo in cantina 6 euro - www.bindisergardi.it), ben 100 ettari seguiti da sei anni dalla giovane Alessandra Casini produce un Chianti da una beva molto piacevole, così come il Colli Senesi (7 euro), caratterizzato da netti sentori balsamici, quasi mentolati, entrambi vinificando e affinando esclusivamente in acciaio uve Sangiovese con una piccola percentuale di Canaiolo, Malvasia Nera e Saragiolo coltivate su terreni dai 300 ai 400 metri di altitudine.

Vini di ottima fattura nel caso di Castello del Trebbio (7 euro – www.castellodeltrebbio.it), frutto in larga parte di Sangiovese con piccole percentuali di Canaiolo con la raccolta in parte meccanizzata, vinificati e fermentati insieme in acciaio per regalare un Chianti ricco di sapidità. Note balsamiche più evidenti nel Chianti Rufina 2008 (18 euro), il vino di punta di questa azienda a cavallo tra il Chianti Colli Fiorentini ed il Chianti Rufina, a pochi chilometri da Firenze, di proprietà dal 1968 della famiglia Baj Macario, produttrice anche di olio extravergine di oliva e zafferano.

A Empoli, sui colli fiorentini di Monterappoli, all'interno della cinquecentesca Villa del Terraio, con un bellissimo giardino all'italiana circondato da un bosco dove, in collaborazione con il Centro di Ricerca per la Selvicoltura, sono state messe a dimora 15.000 piante, ha invece sede la Fattoria Bini (www.fattoria bini.it), riconosciuta nel 2011 dalla Regione Toscana come Impresa Storica Toscana. L'apporto del 5% di Merlot ed altrettanto di Canaiolo al Sangiovese e una breve fermentazione di circa una settimana in acciaio, regala al loro Chianti una rotonda morbidezza e ricchezza di frutti rossi (5,50 euro).

Biologico, frutto di fermentazione spontanea ed affinamento in botti da 13 hl di uve Sangiovese e Alicante provenienti dai 5 ettari vigneti delle colline appenniniche di Londa, a circa 470 metri, intervallati da una settantina di ettari di ulivi, caratterizzati da preziose escursioni termiche tra giorno e notte, il Chianti Valpiana della Fattoria San Leolino (www.fattoriasanleonino.com) colpisce per la sua ricchezza ed ampiezza in bocca, per il tannino particolarmente fitto e la sua persistenza.

Nerbo, temperamento e accattivante ruvidezza nel Chianti dell'Azienda Agricola La Cignozza (www.lacignozza.it) prodotto da Roberto Del Buono, che con caparbia da poco più di un decennio ha preso le redini dell'omonima azienda, puntando su vitigni autoctoni da associare al Sangiovese, come il quasi abbandonato Mammolo, affinamenti di circa un anno in botte di rovere da 20 ettolitri per dare vita ed espressione in bottiglia a vini fino ad allora venduti sfusi.

Incisività, avvolgenza e un pizzico di ruvida eleganza nel Chianti Superiore Cerretello 2010, la prima etichetta entrata in produzione dell'azienda pisana Pieve de' Pitti (www.pievedepitti.it), prodotto con uve Sangiovese (90%), Canaiolo e Malvasia Nera provenienti da vigneti di 30 anni, grazie a una bassa resa e una fermentazione in vasca di cemento per esaltarne le componenti tanniche e il gusto terroso.

 

In occasione dell'Anteprima Chianti annata 2012 il Consorzio ha presentato il nuovo logo, una grafica più leggera e accattivante, in pratica una C che sorride sullo stile di uno "smiley" rovesciato, un riadattamento per cercare di accattivarsi le simpatie del pubblico di giovani consumatori.

Quindi attenzioni rivolte al riappropriarsi di gusto e stili legati alla tradizione e territorio toscano senza però tralasciare esigenze attuali, come ad esempio una contenuta componente alcoolica, spesso attorno ai 12,50 gradi, e una facilità e versatilità di beva che fanno del Chianti un vino ideale per ogni stagione e una miriade di abbinamenti gastronomici.

 

Albanese Silvana

Luciano Pavesio

 



Tag: chianti, consorzio, firenze, anteprima, palazzo borghese, 2012, Giovanni Busi


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