19.10.2005 | Cultura e Tradizioni

Tour americano per la pasta di Gragnano

È di questi giorni la notizia che in Gran Bretagna, constatando un calo delle vendite di pasta, si è cercato con un sondaggio di capirne i motivi. Il risultato è stato incredibile nella sua semplicità… NON SANNO CUCINARLA!!! Alcune aziende hanno quindi deciso di allegare alle confezioni di pasta un opuscolo che spieghi come cucinarla e condirla. Parliamo di questo e del progetto “Americani in Pasta” con Antonio Marchetti, presidente della “Pastai Gragnanesi Soc. Coop”.

Signor Marchetti cosa rende la pasta di Gragnano così buona?
Innanzitutto l’esperienza, sono più di cento anni che a Gragnano produciamo pasta. Nella “Valle dei Mulini” (ora in malora tra la colpevole indifferenza delle istituzioni, ndr), il Vernotico faceva girare le pale e si produceva una semola di grande qualità. Il metodo di produzione della pasta è rimasto lo stesso, caratterizzato dalla trafilatura al bronzo (che conferisce al prodotto la ruvidità che fa attaccare al meglio i sughi) e dalla successiva essiccazione lenta e a basse temperature secondo un diagramma che vuol tenere conto della naturalità di un processo già utilizzato per secoli in un contesto ambientale unico per microclima e patrimonio culturale.


In che consiste il progetto “Americani in Pasta”?
Il progetto, realizzato da API Napoli d’intesa con Confcooperative Campania e finanziato dalla regione Campania, ha come obiettivo il consolidamento delle esportazioni nel mercato nord-americano della pasta di Gragnano. Sono 13 le imprese selezionate per parteciparvi, che prenderanno parte alla missione negli Stati Uniti. In tale occasione è prevista la partecipazione a “Fancy Food”, la fiera internazionale del settore agro-alimentare, e la realizzazione di 4 workshop itineranti nelle principali città USA, tra le quali New York, Miami, Chicago e San Francisco. E’ previsto anche un concorso che vedrà in gara i migliori chef americani e che avrà nella pasta l’assoluta protagonista delle ricette.


Quali le aspettative di vendita nel mercato americano?
Ci aspettiamo di riscuotere un buon successo. La pasta è già presente nella cultura gastronomica statunitense grazie agli emigranti titolari di piccoli e grandi ristoranti in America. Noi che siamo un pastificio artigianale non punteremo su una distribuzione di massa (grandi ipermercati), ma su una di qualità fatta di negozi specializzati e ristoranti di buon livello.


Su quali altri mercati, dopo quello americano, punterete?
I nuovi mercati sono sicuramente la Cina e l’India dove il riso la fa da padrone, mentre in Giappone si tratterà di incrementare una esportazione già in atto, nel Sol Levante infatti la pasta già riscuote un discreto successo.


Pensate anche lì di allegare dei ricettari alle confezioni di pasta?
Sicuramente dovremo dare delle indicazioni circa le modalità di cottura e di condimento di un alimento a loro pressoché sconosciuto. Internet ci darà sicuramente un grande aiuto nell’informare questi nuovi consumatori di pasta. Valuteremo poi anche con i distributori locali nuove iniziative per far conoscere un prodotto, la pasta, che ben rappresenta Gragnano, e quindi l’Italia, in tutto il mondo.


di Marco Contursi
Fonte: Campaniasuweb.it

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