28.11.2018 | Vino e dintorni Inserisci una news

CLONI, MIGLIORAMENTO GENETICO DEL MATERIALE VEGETALE DELLA VITE, INCROCI, IBRIDI

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Riassunto di uno studio

Proprio come i vitigni differiscono l'uno dall'altro, anche le viti all'interno di un vigneto possono avere caratteristiche individuali. I cloni riguardano la suddivisione in gruppi, all'interno di un vigneto o nell'ambito di un vitigno, di individui omogenei, geneticamente identici derivati per propagazione o moltiplicazione vegetativa di un unico capostipite partendo da un individuo unico selezionato per le sue qualità sanitarie, organolettiche e agronomiche. Vi siete mai chiesti qual è il vitigno in Italia che possiede più cloni? Il Sangiovese, ne sono stati catalogati più di 90.

Il miglioramento del materiale vegetale della vite, obiettivo del genere umano da quando le prime uve di Vitis silvestris sono state raccolte agli albori della nostra civiltà per nutrimento, da un punto di vista genetico si può effettuare:

- Per via vegetativa

- Per via sessuata

- Per transfer di geni. Quest'ultimo avviene impiegando metodi avanzati di biotecnologie, biologia molecolare e di cisgenetica. Vengono selezionati geni portatori di caratteristiche interessanti, come la resistenza alle malattie, alla siccità, al freddo, a virosi, ecc.

Per via vegetativa il miglioramento può avvenire:

- Con la selezione massale

- Con la selezione clonale

Con la selezione massale, la più tradizionale, il viticoltore mira ad individuare nel vigneto i ceppi più produttivi o che garantiscono il frutto migliore, ed eventualmente preparare delle marze (piccoli tralci di vite del vitigno che si vuole innestare) da applicare alle barbatelle (piccole radici di vite americana pronte per essere innestate). In ogni caso la selezione massale non prevede l'isolamento delle viti di maggior pregio, che continuavano a convivere nel vigneto assieme agli altri esemplari. Si passa nel vigneto tre volte all'anno per tre anni verificando identità varietale, vigore, stato sanitario, produzione, aspetto dei grappoli e colore degli acini. In caso di esito positivo, i ceppi di vite vengono fatti moltiplicare, laddove invece in caso negativo vengono eliminati. Con la selezione clonale invece si prevedono, nei limiti di variabilità all'interno di una varietà-popolazione, la selezione, l'isolamento dal resto del vigneto e la propagazione delle viti in base al loro patrimonio genetico, caratteristiche interessanti ai fini colturali e aspetti migliorativi ai fini della capacità produttiva, in modo da ottenere un prodotto qualitativamente più uniforme e garantito. Questo tipo di selezione si è sviluppata in virtù dei recenti progressi ottenuti dalla genetica in botanica. Si effettuano delle microvinificazioni di prova e si compiono analisi chimiche e degustazioni tecniche per garantire le attitudini migliorative rispetto allo standard varietale.

Il miglioramento genetico per via sessuata, molto comune per ottenere nuove varietà, si effettua:

- Per autofecondazione

- Per incrocio

- Per ibridazione

Con l'autofecondazione i gameti appartengono alla stessa varietà. Ma parliamo di incroci.

Con l'incrocio si innestano due vitigni differenti, operazione finalizzata alla produzione di vini con qualità pregiate, ottenuti dall'unione delle qualità organolettiche dei due biotipi incrociati, oppure allo sviluppo di nuovi vitigni dotati di difese naturali che diano capacità alla pianta di resistere alle malattie, oppure ancora per ottenere uve più produttive, o con una maturazione più uniforme, o in grado di dare vini di migliore qualità. Il tutto sempre in un'ottica di viticoltura sostenibile, senza modificazioni genetiche.

E' una pratica naturale con cui si feconda il fiore di una tipologia di uva mediante il polline di un'altra, per ottenere una nuova uva che abbia sì caratteristiche simili alle uve progenitrici, ma anche caratteri propri. Ma per fare ciò occorre tempo e pazienza. Un tempo, con i problemi vissuti dalla viticoltura europea in tempo di epidemia di fillossera, nacque la necessità di migliorare il patrimonio genetico esistente trovando vitigni in grado di dare qualità alle viticolture locali.

Tra gli incroci famosi ricordiamo il Müller Thurgau, inventato in Germania dal Professor Hermann Müller, nativo del Cantone di Thurgau in Svizzera, incrocio tra Riesling e Madeleine Royale (protagonista della viticoltura di montagna in Trentino Alto Adige, ad esempio; questo vino ha ereditato il carattere terpenico floreale del Riesling, caratterizzato dal linalolo, a cui si aggiunge l'alfa-terpineolo, un composto che si forma con la trasformazione del linalolo durante la fermentazione, caratterizzato anch'esso da un odore floreale, mentre altri terpeni, sempre floreali, presenti sono geraniolo, nerolo e citronellolo; in caso di surmaturazione delle uve si sviluppano terpeni che caratterizzano note speziate, mentre se il vino viene vinificato in riduzione si sviluppano composti solforati che sanno di pompelmo e di ribes, laddove invece in ultima istanza i sentori di sfalci d'erba e di salvia derivano dagli alcoli a sei atomi di carbonio) il Pinotage, molto coltivato in Sudafrica, che nasce da Pinot Nero e Cinsault. In Italia abbiamo l'Incrocio Manzoni, inventato dal professore omonimo di cui ne esistono vari tipi:

- 6.0.13, Riesling x Pinot Bianco

- 2.15, Glera x Cabernet Sauvignon

- 13.0.25, Raboso del Piave x Moscato d'Amburgo

- 1.50, Trebbiano x Traminer

- 2.30, Trebbiano x Traminer

Poi abbiamo l'Incrocio Bruni 54, creato dall'omonimo ampelografo marchigiano innestando Sauvignon con Verdicchio (le uve sono diffuse tra Anconetano e Maceratese). Nel 1983 il professor Cesare Intrieri del Dipartimento di Colture Arboree dell'Università di Bologna creò il Merlese, incrocio tra Sangiovese e Merlot. Il Professor Mario Fregoni fu in grado di catturare una mutazione genetica spontanea e renderla stabile, come nel caso della Malvasia Rosa. Nel 1967 ricevette la notizia da un agronomo della Valnure, nel Piacentino, che in un vigneto di Malvasia di Candia Aromatica era successa una cosa mai vista: insieme ai normali grappoli bianchi, una pianta ne aveva fatto uno rosa. Cosa singolare, in quanto le mutazioni vanno solitamente nel senso inverso, dalla bacca nera verso la bianca (si veda il caso del Pinot Nero, da cui sono nati Pinot Grigio e Pinot Bianco). Ci si è pertanto trovati di fronte alla retromutazione di una gemma, che, non trasmettendosi alla generazione successiva, è stata mantenuta per moltiplicazione vegetale. Dopo 20 anni di sperimentazione, si è giunti alla fine ad avere una piccola produzione stabile, come nel caso del produttore Mossi. Poi è stato creatore dell'Ervi. Ci sono voluti più di 30 anni con i Vivai Cooperativi di Rauscedo. È un incrocio di Barbera e Bonarda (nome piacentino per la Croatina), uvaggio con cui si fa il Gutturnio. E non si è fermato, perché dopo queste imprese ha creato tre nuovi incroci partendo dal Riesling Italico: la Pliniana, a bacca nera, che è Riesling Italico x Pinot Nero. La seconda è la Celtica, Riesling Italico x Chardonnay, ovviamente a bacca bianca e l'ultima, pure a bacca bianca, è di nuovo Riesling Italico x Pinot Nero, chiamata Virgilio. Sono tutte ufficialmente registrate, ma non ci sono ancora i quantitativi sufficienti per la produzione commerciale.

Affiniamo il discorso sugli incroci parlando ora di ibridi e ibridazioni. In linea generale occorre ricordare che un ibrido è un incrocio tra due vegetali. In viticoltura l'ibrido più noto è fra la Vitis americana e la Vitis europea sativa, l'ibridazione che permette la salvaguardia di qualsiasi vitigno dagli attacchi della fillossera.

L'ibridazione può essere:

- Intraspecifica: riguarda l'unione fra varietà della stessa specie incrociando due o più cultivar, con l'obiettivo di ottenere varietà più resistenti o più produttive. La Germania, con la stazione di ricerca vitivinicola di Geisenheim, è stata pioniera in questo, con la creazione di varietà quali Bacchus e Scheurebe. In Italia, lo studioso G. Dalmasso, ha creato una varietà riscontrabile in Piemonte con il nome di Albarossa.

- Interspecifica: riguarda l'unione fra varietà appartenenti a specie diverse. I primi ibridi risalgono all'inizio dell'epidemia di fillossera e furono ottenuti incrociando ceppi americani con ceppi europei. Ve ne erano altri cosiddetti americani, generati casualmente, o volontariamente, con Vitis della specie americana (Labrusca): Noah, Clinton, Isabelle. In epoca di epidemia di fillossera, queste viti americane, oltre ad essere innestate sulle viti europee per salvare le piante dal parassita, vennero inizialmente anche coltivate direttamente da molti viticoltori, in modo da abbinare la resistenza alla produzione di grandi quantità di vino. Non solo però la resistenza al parassita e alle crittogame di queste piante era insufficiente, come si scoprì in un secondo momento, ma anche i vini che si ottenevano erano di qualità scadente, caratterizzati da un intenso odore di fragola, dato da una molecola, il furaneolo (si veda Luigi Moio in "Il respiro del vino", Mondadori, in cui egli ci parla dell'aroma varietale diretto di questi ibridi). La Francia è stata la patria degli ibridi interspecifici con Vitis riparia, rupestris e Berlandieri e le principali varietà che si sono ottenute sono: Othello, Baco 1, Seibel (a bacca nera), Baco 22 (a bacca bianca). I primi ibridi tuttavia non erano perfetti, erano caratterizzati da un basso livello qualitativo del vino, che presentava sentori grossolani e foxy di pelliccia di animale, sebbene il grado di resistenza alle malattie fosse inalterato. Gli ibridi di nuova generazione danno vini qualitativamente comparabili a quelli ottenuti da uve della specie Vitis vinifera, con un'elevata resistenza alle malattie che permette di contenere i costi della lotta alle crittogame. In Italia esistono ibridi di ottava generazione già iscritti nel Registro Nazionale di Varietà della Vite: Solaris, Bronner, Helios, Johanniter, Prior, Cabernet Cortis, Cabernet Carbon.

In linea generale i nuovi portainnesti introdotti dopo l'epidemia di fillossera hanno sì risolto il problema del parassita, tuttavia hanno introdotto alcune caratteristiche negative, tra cui sensibilità ad alcune malattie, virus e insetti e l'accorciamento della durata dei vigneti (del 70-80%, da 100 a 20-25 anni). Tra gli ibridi di nuova generazione si stanno comunque studiando ibridi complessi frutto di ibridazioni multiple che tendono a sommare nello stesso portainnesto più caratteristiche di resistenza, vigoria, ecc., laddove invece si possono normalmente selezionare portainnesti, ciascuno con una sua caratteristica intrinseca di resistenza: clorosi ferrica, siccità, nematodi, marciumi radicali, cocciniglie radicali, salsedine, carenza di potassio, magnesio o zinco. Esistono zone con vitigni franchi di piede: Sardegna (Sant'Antioco, Sulcis), Emilia Romagna (Bosco Eliceo), Cile...


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