30.01.2019 | Vino e dintorni Inserisci una news

Quel monoterpene che, fino a prova contraria, rende nobile un vino

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Dalla scoperta di un carteggio tra il barbuto filosofo di Treviri e il suo fidato amico (http://www.intravino.com/primo-piano/caro-engels-al-vino-pensaci-tu-tuo-karl-marx/), come pure della più antica bottiglia di vetro del mondo, contenente vino e risalente a 1600 anni fa (https://www.gqitalia.it/lifestyle/article/la-bottiglia-di-vino-piu-antica-del-mondo-ha-1600-anni), può prendere le mosse la conoscenza del più nobile e longevo vitigno a bacca bianca del mondo.

Il Riesling può essere considerato a buon diritto il miglior vitigno bianco del mondo. C'è addirittura stato un periodo tra fine Ottocento e inizio Novecento in cui i Riesling tedeschi erano arrivati a costare di più dei vini di Bordeaux e Borgogna. Il Riesling è per la Germania ciò che lo Chardonnay è per la Francia.

La combinazione di acidità ed estratto rende il vino longevo a dispetto della gradazione alcolica spesso bassa in Germania (tra il 7 e il 9% di titolo alcolometrico volumico), che rende i vini esili e leggeri. La legislazione vitivinicola tedesca prevede, come ben sapete, svariati livelli di dolcezza, ma è proprio nei vini con la più alta percentuale di concentrazione zuccherina che l'elevata acidità naturale fa da contrappeso, rendendo i vini unici nel loro genere.

E' un monoterpene, il cui acronimo è TDN (che sta per 1,1,6-trimetil-1,2-diidronaftalene) a dare al Riesling il suo tipico sentore di idrocarburi. Deriva dalla degradazione dei carotenoidi, pigmenti che, oltre a trovarsi nelle carote, si trovano anche sulla buccia degli acini. E' essenziale tuttavia che questo sentore che ricorda il cherosene non vada a coprire gli altri sentori del vino, andando in questo modo ad arricchire il bagaglio di questo vitigno.

Il vitigno Riesling è resistente al freddo e alle gelate, e fiorisce tardi per sfuggire appunto ad eventuali sorprese termiche e climatiche delle tarde primavere; tuttavia ha bisogno di riparo e di una maturazione lunga e lenta per poter estrarre il massimo degli aromi. Una buona capacità di sopportare gli stress idrici ha permesso a questo vitigno di spostarsi anche più a sud, a due condizioni però: maturazioni lente e prolungate e sole presente, ma amichevole. Ma purtroppo non è sempre così. Da qui si spiegano le limitate possibilità di impiantare questo vitigno nei vigneti dello Stivale. Tanti ci provano, ma non tutti i vini escono bene.

Il Riesling dimostra un'eccezionale resistenza all'invecchiamento. I Riesling più giovani si distinguono per piacevolezza, equilibrio e ottima beva; quelli invecchiati mettono in luce straordinarie potenzialità anche dopo 10 anni, esprimendo una complessità e una finezza di aromi unica al mondo.

I profumi tipici del Riesling, oltre a quello dato dal sopracitato monoterpene, sono di mela verde, agrumi, pesca e albicocca nel caso di un andamento stagionale che ha permesso ai grappoli di raggiungere la massima maturità, insieme a note minerali di selce. Nelle zone più calde si possono avvertire note di rosa e di maracuja. Dopo la prima fase giovanile iniziale, che va dai tre ai cinque anni, si percepiscono sentori di buccia d'arancia e miele.

Di una superficie mondiale di 50.000 ettari vitati, la Germania produce poco meno della metà del Riesling, seguita da Stati Uniti, Australia e Francia. L'Italia, dove il vitigno è stato introdotto a fine Ottocento, con i suoi 600 ettari (dislocati tra Trentino Alto Adige, Oltrepò Pavese, Veneto e Friuli Venezia Giulia), è il fanalino di coda.

Il Riesling in Germania è coltivato tra il 47° e il 50° parallelo nord, in vallate attraversate dai fiumi Reno, Meno, Nahe, Mosella, Saar e Ruwehr che hanno un effetto termoregolatore che permette di portare a maturazione le uve sfidando le gelate primaverili. Per le caratteristiche morfologiche del territorio, i vigneti hanno spesso forti pendenze che favoriscono l'esposizione delle piante di vite ai raggi solari, sui versanti più caldi esposti a mezzogiorno, donando al vino bouquet assai particolari.

In Germania la Mosel-Saar-Ruwehr è la regione vitivinicola tedesca più antica che produce circa 1/3 del Riesling tedesco. E' un areale caratterizzato da pendii scoscesi col 30% medio di pendenza e terrazze poste a un'altitudine media di 200 metri slm, dove i vigneti sono esposti a sud, sud-ovest e i fiumi creano strette anse attraverso un paesaggio nel quale già i Celti prima dei Romani coltivavano le viti più di 2000 anni fa. Le vigne sono esposte a sud e al riparo dai venti. I vini che qui si ottengono sono molto minerali e sono considerati tra i migliori al mondo. Il corso della Mosella, affluente del Reno, ha scavato nei millenni un letto tra ripide sponde caratterizzate dalla presenza di terreni ricchi di ardesia e scisti. Questi suoli pietrosi e scuri assorbono, insieme all'acqua del fiume, il calore di giorno e lo restituiscono di notte, mitigando le temperature più rigide. A queste condizioni pedoclimatiche qui il Riesling ha trovato un habitat perfetto per le sue esigenze di vita, esprimendosi su livelli qualitativi d'eccellenza.

Il Riesling è probabilmente originario della Renania, dacché vi sono documenti scritti a riguardo già dal 1435. Un'altra teoria vuole che sia una varietà molto antica discendente dal Gouais Blanc, un'uva di origine slava portata in Gallia dall'imperatore Probo nel II secolo d.C, che insieme al Savagnin, avrebbe generato la gran parte dei vitigni a bacca bianca oggi presenti nell'area centro-europea.

L'Alsazia (suddivisa tra Alto e Basso Reno) di contro ha un clima più asciutto e vigne più elevate ancora. Qui i Riesling sono più corposi, fruttati, alcolici. Nell'eterna diatriba tra alsaziani e tedeschi, i produttori francesi considerano senz'anima i vini rivali, mentre i tedeschi giudicano invecchiate le cantine francesi.

L'Alsazia è una regione stretta e lunga 100 km ai piedi dei Vosgi. Questi monti, unitamente al fiume Reno, riparano i vigneti dalle correnti piovose e fredde. Il clima è continentale, piove poco e gli autunni sono mediamente soleggiati per la maturazione ottimale delle uve. L'Alsazia è caratterizzata da una estrema variabilità di suoli (granito, calcare, argilla, gesso, scisti, terreni vulcanici, ecc.), ragione per cui si possono trovare tantissime sfumature odorose nei vini, anche a breve distanza tra un vigneto e l'altro. Il Riesling in Alsazia è considerato un vitigno nobile, al pari di Gewürztraminer, Muscat d'Alsace e Pinot Gris. Altri vitigni sono Sylvaner, Pinot Bianco e Nero, Klevener de Heiligenstein. 51 sono i Grand Cru e l'Alsazia è l'unica regione francese in cui si riporta il vitigno in etichetta.

Una curiosità: un aneddoto narra che alla metà del Cinquecento, il barone Lazare de Schwendi, generale dell'esercito, fu mandato dall'Alsazia a scacciare i turchi che avevano occupato l'Ungheria. Egli assediò la fortezza di Tokaji, che cadde nelle sue mani nel 1565 insieme a quattromila barili di vino. Al generale quel nettare di Bacco piacque così tanto che ordinò ai suoi soldati di trasportare in Alsazia alcune talee di quelle viti ungheresi, per poterle coltivare e produrre un vino dolce anche lì. Le viti furono piantate nella città di Kientzheim, da cui si ordinò la diffusione in tutta la regione, perché nella vecchia Europa molte corti sognavano di produrre vini simili ai dolci magiari (lo zar di Russia manteneva in Ungheria un distaccamento di cosacchi al solo scopo di scortare il prezioso vino fino a San Pietroburgo). Il vino prese il nome di Tokaji d'Alsace. Sfortuna volle che le viti non erano né di Furmint, né di Grauer Tokaji, come si credette fino al 1870, bensì di Pinot Grigio, come venne confermato da successivi studi ampelografici, Pinot Grigio che nel tempo aveva progressivamente sostituito le viti originarie. Per di più, ironia della sorte, il Pinot Grigio era arrivato in Ungheria nel Trecento dalla Borgogna. Il vino si è chiamato comunque Tokaji Pinot Gris fino al 2007, anno della legge europea che ha visto l'Ungheria vincitrice sulla menzione. Oggi è semplicemente Pinot Gris.

Oltre a Germania e Alsazia, i territori in assoluto più importanti per il Riesling, questo vitigno è diffuso anche in: Svizzera, Austria, Slovacchia, Italia del Nord, Ungheria, Bulgaria, alcune zone dell'ex URSS, l'Australia Meridionale, la Nuova Zelanda, la California e il Canada.

Non bisogna assolutamente confondere il Riesling con il Riesling Italico, sia dal punto di vista ampelografico, poiché sono due vitigni distinti, sia per quanto riguarda il vino che si ottiene: il Riesling Italico infatti risulta, rispetto al più aristocratico Riesling, più beverino. In Germania il Riesling Italico è chiamato Welschriesling, dove il suffisso Welsch- significa straniero, per rimarcare appunto la differenza col loro più nobile Riesling. Il Riesling Italico è pressoché ubiquitario qui da noi. Di origine incerta, secondo alcuni avrebbe affinità col Greco di Tufo. Se così fosse, il Riesling Italico discenderebbe dall'Animea Gemella, vitigno descritto da Columella e utilizzato dai Romani per la produzione del vino Animeo. Secondo altri la varietà potrebbe essere originaria della Francia, ma la tesi più accreditata vuole che sia originaria dell'Europa Centrale, di un areale compreso tra i fiumi Drava, Sava e Danubio. Da qui il Riesling Italico si sarebbe diffuso in epoca post-fillosserica in Veneto col dominio austro-ungarico, giungendo in Oltrepò alla fine dell'Ottocento.

PER APPROFONDIMENTI:

- Il libro Il vignaiolo universale, di Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini, Marsilio Editori, che vi consiglio di leggere, contiene un capitolo dedicato al Riesling alsaziano, dal titolo Geologia in forma di rosa - Il Riesling alsaziano e la sintesi del Clos Sainte Hune;

- Il mio libro dal titolo Enoiche imprese oltreconfine, pubblicato dalla casa editrice online Lulu (www.lulu.com) contiene anch'esso un capitolo dedicato al Riesling, in questo caso tedesco, ma anche tante altre cose molto interessanti. Potete acquistarlo al seguente link: http://www.lulu.com/shop/iacopo-stigliano/enoiche-imprese-oltreconfine/hardcover/product-23719838.html


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