AZIENDA AGRICOLA di VOSCA FRANCESCO

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  • Cormons (Gorizia)
  • Friuli Venezia Giulia
  • Via Sottomonte,19
  • Dati di produzione e vendita
  • Anno di fondazione: N/A
  • Superficie vitata: N/A
  • Bottiglie prodotte: N/A
  • Vendita diretta: No
  • Reperibilità dei prodotti: N/A
  • Export: N/A
  • Contatti e Ospitalità
  • Referente: Francesco Vosca
  • Visite in azienda: N/A
  • Lingue parlate: Italiano
A Brazzano, in piena zona Collio – parola che oggi associamo a grandi vini, fiorente natura e benessere diffusi — nel dopoguerra si pativa la fame. E chi si occupava delle vigne era tutt’altro che un privilegiato.

«Il vino — racconta Francesco Vosca — era considerato più povero di frumento e mais che venivano coltivati in pianura. Tra il ’40 e il ’50 non c’era lavoro, mio zio dovette emigrare in Argentina. Papà Mario raccontava che negli anni del regime al sabato bisognava marciare, ma spesso lui era via per lavoro, così i carabinieri lo andavano a prendere e finiva in gattabuia. Però non si lamentava perchè in fondo era l’unico giorno di riposo».

Francesco, che è nato nel 1959 ha visto con i suoi occhi quella realtà contadina: «Da bambini, a sei-sette anni, si andava a zappare nei campi – ricorda. Oggi mi viene da ridere quando sento parlare di sfruttamento minorile: sono paroloni, bisogna sempre valutare il contesto... Negli anni Sessanta c’era ancora miseria e la manodopera era indispensabile perché non avevamo macchinari. Un figlio in più era importante».

Assieme a papà, mamma e due sorelle, Vosca coltivava l’ettaro di proprietà della famiglia qui a Brazzano. Damigiane e vino sfuso , più bianco che rosso: Tocai, Malvasia e Ribolla, prima che diventassero di moda quelli che Francesco chiama ancora "i francesi" ovvero Pinot Grigio, Sauvignon e Chardonnay. Vosca studia a Cividale del Friuli e si diploma in agraria; dapprima affianca il padre e poi conduce l’azienda accompagnandola nella metamorfosi che abbiamo già incontrato altre volte. «Fino all’inizio degli anni novanta avevamo ancora la stalla, solo allora abbiamo scelte di concentrarci sul vino».

Oggi gli ettari sono 8 e le bottiglie 15mila. Ma resiste lo “sfuso”. I tre quarti della produzione sono vini bianchi: notevole l’equilibrio del Tocai, ma qui riesce bene pure la Malvasia. Aiutato dalla moglie Anita e dai figli Gabriele ed Elisabetta, Vosca si affida con moderazione all’affinamento in legno e mantiene, accanto al moderno Guyot, il sistema di allevamento “alla cappuccina” che in qualche caso dà prodotti più equilibrati. C’è anche l’uvaggio Collio bianco ‘05 (Tocai al 65%, per il resto Pinot Grigio e Malvasia), leggermente barricato. Tre vini del 2005 di Vosca hanno meritato i due bicchieri di Slow Food (Tocai, Malvasia e Pinot Grigio), mentre il Tocai ’02 si aggiudicò le tre stelle nelle Guida delle Camere di Commercio; ottimi punteggi anche dai critici dell’Espresso.
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